venerdì 30 marzo 2012

LA GUERRA DEL PELOPONNESO


"Tucidide d'Atene descrisse la guerra tra Peloponnesi e Ateniesi. Mise subito mano alla stesura dell'opera, dallo scoppio della guerra, che prevedeva che sarebbe stata grave, anzi la più degna di memoria tra le precedenti. Lo deduceva dal fatto che i due popoli vi si apprestavano al momento della loro massima potenza; osservava inoltre il resto delle genti greche schierarsi con gli uni o con gli altri. 
Fu senza dubbio questo l'evento che sconvolse più a fondo la Grecia e alcuni paesi barbari: si potrebbe dire addirittura che i suoi effetti si estesero alla maggior parte degli uomini. (...)
Delle antecedenti imprese la più importante fu la guerra persiana: eppure si risolse rapidamente con due scontri navali e di fanterie. Questa guerra s'è trascinata invece a lungo generando dolori e patimenti in Grecia, quali mai, in tale tratto di tempo, s'erano avuti. Mai tante città, travolte dal conflitto, languirono spolpate. Mai tanti profughi e tanto sangue, versato combattendo negli infiniti episodi di guerra o nelle lotte civili. (...)
La fecero scoppiare Ateniesi e Peloponnesi, violando i patti che avevano stipulato. (...) Sono convinto che la motivazione più autentica fosse la formidabile potenza conseguita da Atene e l'apprensione che ne derivava per Sparta: e la guerra fu inevitabile."

Tucidide, La guerra del Peloponneso

CRONOLOGIA

447 a.C: Sparta e Atene firmano una pace trentennale. Ma la crescente potenza economica e militare di Atene e l'aggressività della polis attica preoccupano Sparta e i suoi alleati, in particolare Corinto.
Le occasioni di scontro si moltiplicano negli anni successivi. Basterà citare l'esempio di Megara. Questa polis,  membro della Lega di Delo decide di abbandonare l'alleanza con Atene per entrare a far parte della lega guidata da Sparta. La reazione ateniese è quella di impedire alle navi dei megaresi di entrare nei porti delle poleis della Lega delio-attica, soffocando in tal modo l'economia della città.

431 a.C. Corinzi, megaresi e altri alleati fanno pressioni su Sparta affinchè essa dichiari guerra ad Atene. Gli spartani lanciano un ultimatum alla città rivale chiedendo di interrompere gli atti di aggressione nei confronti dei propri alleati. Gli ateniesi non danno risposta. Scoppia la guerra.



I° FASE
431-429: i peloponnesiaci (spartani e alleati) invadono l'Attica devastandone villaggi e campagne; gli abitanti della regione si rifugiano dietro le fortificazioni che proteggono Atene e il porto del Pireo (le Lunghe mura).
Grazie a queste fortificazioni gli ateniesi riescono a far giungere via mare i rifornimenti di cibo e a sferrare improvvisi attacchi navali contro le poleis  del Peloponneso. 
L'ammassarsi delle popolazione all'interno della città, in precarie condizioni igieniche e alimentari è la causa dell'esplosione di una gravissima epidemia (la peste di Atene) che causa un numero impressionante di morti. Tra essi Pericle.


429-421: dopo la morte di Pericle, due partiti si contendono la guida di Atene:
- il primo è guidato da Nicia, che rappresenta gli interessi dei grandi proprietari terrieri rovinati dalle continue devastazioni prodotte dall'esercito spartano. Sono favorevoli alla pace.
- il secondo è guidato da Cleone. Rappresenta gli interessi dei ricchi mercanti, interessati a mantenere e rafforzare la potenza ateniese sui mari e il suo impero. Sono favorevoli alla continuazione della guerra.

In un primo tempo prevale il partito di Cleone e la guerra prosegue per alcuni anni in cui si alternano vittorie e sconfitte su entrambi i fronti.
Nel 421 Cleone muore in battaglia. La guida della città passa al partito di Nicia. Viene conclusa una pace con Sparta (pace di Nicia).

LA TREGUA
421-415: la pace è in realtà molto precaria e continuano a svolgersi tra i due schieramenti alcuni scontri di scarsa importanza.
Nel frattempo ad Atene comincia ad emergere un nuovo leader politico: Alcibiade.
Quest'ultimo riesce a convincere l'ecclesia ad approvare una spedizione militare in Sicilia.

II° FASE: LA SPEDIZIONE IN SICILIA

video: http://www.youtube.com/watch?v=d9k7WFWYNWg&feature=related

415 a.C. : Alcibiade convinse gli ateniesi ad accettare la richiesta di aiuto della polis siciliana di Segesta, allora in guerra con Selinunte, a sua volta protetta da Siracusa, colonia di Corinto e storica alleata di Sparta.
Alcibiade era convinto che la sconfitta di Siracusa avrebbe dato ad Atene la possibilità di conquistare i ricchi mercati del Mediterraneo occidentale, le fertili pianure della Sicilia e avrebbe privato Sparta della sua principale fonte di rifornimento di grano.

Nella primavera di quell'anno parte da Atene una flotta di 134 triremi e 25.000 uomini comandati da Alcibiade e Nicia.
La notte prima della partenza della flotta accade un fatto considerato dagli ateniesi gravissimo: vengono mutilate le statue del dio Ermes (dette erme) poste agli incroci a protezione delle strade (scandalo delle erme). Di questo gesto contro gli dei venne accusato Alcibiade che fu richiamato in patria per essere processato.

Temendo una condanna a morte, Alcibiade fugge e si rifugia a Sparta, dove diventa consigliere militare degli ex-nemici. Fu proprio Alcibiade che consigliò agli spartani di inviare una flotta in soccorso a Siracusa, già sotto assedio degli ateniesi.

413 a.C.: Un contingente spartano, guidato dall'esperto generale Gilippo giunge in soccorso a Siracusa.
La flotta ateniese viene completamente distrutta. L'esercito guidato da Nicia cerca la fuga via terra, ma viene annientato. I superstiti vengono fatti schiavi e utilizzati in durissimi lavori forzati nelle latomie, le cave di pietra di Siracusa.

La spedizione in Sicilia si rivelò la più grave sconfitta mai subita fino ad allora da Atene. 
Molti membri della Lega di Delo, già insofferenti del predominio ateniese,  abbandonano l'alleanza, indebolendo ulteriormente la polis.

FASE FINALE (413-404)

Nonostante la catastrofe della spedizione in Sicilia gli ateniesi riescono a ricostruire una piccola flotta grazie alla quale riesce ad ottenere alcune vittorie tra cui quella nella battaglia navale delle isole Arginuse (406). Come era accaduto più volte durante questa guerra, gli ateniesi perdono il vantaggio militare per colpa di decisioni politiche disastrose: i comandanti della flotta vincitrice vennero condannati a morte in quanto accusati di non aver soccorso i naufraghi. Questa decisione privò Atene dei suoi più capaci condottieri.

405  Sparta riesce a costruire una flotta grazie all'aiuto finanziario dei Persiani, i quali avevano deciso di approfittare delle guerra tra le poleis greche cercando di sostenere, di volta in volta, il contendente che sembrava loro meno pericoloso. La flotta spartana, comandata da Lisandro sorprende e distrugge la flotta ateniese ad Egospotami (presso lo stretto dei Dardanelli).
La maggior parte degli alleati abbandona Atene.

404 Privata della maggior parte della sua flotta Atene viene assediata per terra e per mare e costretta alla resa. Lisandro entra da vincitore nel porto del Pireo.

LA PACE
Gli alleati di Sparta, soprattutto Corinto e Tebe, chiesero che la città nemica venisse distrutta e i suoi cittadini resi schiavi.
Sparta si oppose in nome del ruolo avuto da Atene nella difesa della Grecia durante le guerre persiane, ma soprattutto perchè non voleva che la distruzione della capitale attica rafforzasse troppo altre poleis.
Le condizioni di pace imposte ad Atene furono comunque durissime:
- vengono abbattute le Lunghe Mura
- la città deve rinunciare alla flotta (eccetto 12 triremi)
- viene abbattuto il governo democratico. Ad Atene viene imposto un governo oligarchico capeggiato da 30 ateniesi filo-spartani (i Trenta Tiranni)
- Atene deve sottomettersi ad un'alleanza forzata con Sparta.

Con la guerra del Peloponneso termina per sempre la potenza ateniese.




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