domenica 19 febbraio 2012

STORIA: L'EDUCAZIONE A SPARTA E ATENE - approfondimento degli alunni di 1°G


EDUCAZIONE A SPARTA: AGOGHE’
L’ agoghé era un rigoroso regime di educazione e allenamento cui era sottoposto ogni cittadino spartano. Comprendeva la separazione dalla famiglia, la coltivazione della lealtà di gruppo, allenamento militarecacciadanza e preparazione per la società.
Il termine "agoghé"  , tradotto alla lettera come 'condotta/conduzione', è una parola applicata più tradizionalmente all'allevamento del bestiame. Il supervisore durante tutto il periodo di allenamento era un paidonomos: letteralmente, un "mandriano di ragazzi". Secondo la tradizione questo tipo di educazione sarebbe stato introdotto dal semi-mitico legislatore spartano Licurgo.
Licurgo
L'obiettivo del sistema era di produrre maschi fisicamente e moralmente robusti perché potessero servire nell'esercito spartano. Questi uomini sarebbero stati le "mura di Sparta", poiché Sparta era l'unica città greca senza mura difensive – sarebbero state abbattute per ordine di Licurgo. La disciplina era rigorosa e i ragazzi venivano incoraggiati a combattere tra di loro per determinare chi fosse il più forte nel gruppo.
Struttura 
La severissima legge s’interessa al fanciullo prima ancora che nasca: c’è subito tutta una politica di eugenia.
Alla nascita il neonato è presentato nella lesché, la commissione di anziani che valuta il futuro cittadino: non viene accettato se non bello, ben formato e robusto; i gracili e i deformi vengono condannati ad essere gettati in anfratti rocciosi e scoscesi.
Quando un ragazzo terminava il suo settimo anno (il giorno del suo settimo compleanno) veniva posto sotto l'autorità del paidonomos, incaricato di supervisionare la sua educazione.

I ragazzi seguivano un ciclo dell’agoghè che li divideva in tre categorie: dai 7 agli 11 anni, dai 12 ai 15 e dai 16 ai 20.
Da quando i ragazzi venivano allontananti dalla famiglia vivevano in gruppi (mandrie) sotto un ragazzo capo più grande. Erano incoraggiati a donare la loro lealtà al gruppo più che alle famiglie; anche quando erano sposati non potevano pranzare con le mogli almeno fino a 25 anni. Tuttavia i ragazzi non erano ben nutriti e ci si aspettava che rubassero del cibo. Se colti nell'atto, venivano severamente puniti (non per il furto, ma piuttosto per essersi lasciati sorprendere). A tutti gli spartiati maschi, con l'eccezione delle due dinastie reali (Agiadi ed Euripontidi), era richiesto di sottoporsi all'agoghé.
Ai maschi che non superavano con successo l'agoghé veniva negata la cittadinanza spartana. Alla fine la severità del processo di selezione si rivelò controproducente, poiché il numero dei cittadini declinò fino a divenire di solo qualche centinaio nel III secolo a.C.
L’educazione statale è dunque collettiva, strappando il fanciullo alla famiglia per farlo vivere in una comunità di giovani. Ogni sforzo è concentrato alla preparazione militare: ciò significa che l’educazione fisica occupa il primo posto e ad essa si aggiunge un tirocinio diretto al mestiere militare.
Questo indottrinamento e crescita da soldato dava uguale importanza tanto alla preparazione morale che a quella tecnica. Tutto viene sacrificato alla salvezza e all’interesse della comunità nazionale, implicando patriottismo e sacrificio verso lo Stato.
La virtù fondamentale e quasi unica del cittadino spartano è l’obbedienza; il fanciullo deve obbedienza alle gerarchie che stanno sopra di lui.
Devozione e obbedienza generano un clima di austerità.
L’educatore spartano cerca di sviluppare nel fanciullo la resistenza al dolore; la sua virilità e la sua combattività sono create abituandolo ai colpi.

EDUCAZIONE DELLE RAGAZZE
Le ragazze ricevevano una formazione non meno regolamentata. La donna deve possedere bellezza senza sconfinare nell’eccessiva grazia. Lo scopo era simile a quello dell’agoghè in quanto mirava a rendere le donne spartane le più attraenti fisicamente dell’intera Grecia. La sua rigida educazione adolescenziale è basata su musica, ginnastica, danza, canto e sport. Essa dovrà diventare essenzialmente una madre di figli vigorosi.


EDUCAZIONE AD ATENE: PAIDEIA

La paideia era il modello educativo in vigore nell’Atene classica e prevedeva che l’istruzione dei giovani si articolasse secondo due rami paralleli: la paideia fisica, comprendente la cura del corpo e il suo rafforzamento, e la paideia psichica, volta a garantire una socializzazione armonica dell’individuo nella polis.
L’elemento fisico dell’educazione dei giovani ateniesi si basava in una prima fase su un rigoroso addestramento ginnico, in base all’idea che un corpo sano favorisce un pensiero sano e viceversa; successivamente si aggiungeva quello bellico, essendo la guerra una fra le attività considerate più nobili e virili dell’uomo greco; per arrivare infine al completamento dell’istruzione rappresentato dalla formazione politica, vero centro della cittadinanza ateniese, e apice verso il quale era indirizzato l’intero processo educativo.
Atene preparava i suoi futuri cittadini in modo ben diverso da quello seguito a Sparta. Quando nasceva un figlio, il padre lo presentava alla sua fratria, l’associazione religiosa cui apparteneva per nascita, e lo faceva iscrivere nel registro, l’unico documento che poteva attestare che quello era un figlio legittimo.

Anni dopo, subito prima di entrare nell’età adulta, il ragazzo era di nuovo presentato ai membri della fratria paterna nel corso di una solenne cerimonia. In essa il ragazzo consacrava alla dea Artemide i suoi capelli e sacrificava una vittima, offrendo le carni ai suoi soci o frateri. Iniziava così la propria vita di adulto. Poteva allora iscriversi nei registri del “demo”, entrando ufficialmente tra i cittadini. Tra i 18 e i 20 anni il giovane doveva compiere due anni di servizio militare: è il periodo detto dell’ ”efebia”. Gli efebi ricevevano, durante una solenne cerimonia in teatro, lo scudo e la lancia. Erano poi guidati nel loro addestramento da dieci magistrati detti “sofronisti”, uno per tribù; da loro imparavano le regole del combattimento oplitico, ma ricevevano anche un’educazione letteraria e musicale. I giovani vivevano ai margini della città, non potevano contrarre matrimonio. Terminati i due anni, il giovane ateniese pronunciava un solenne giuramento, in cui il ragazzo giurava di non abbandonare i compagni in combattimento, battersi per difendersi ciò che è ordinato dagli dei e dagli uomini, rendere la patria più grande e più forte  con le sue forze e con l’aiuto di tutti, obbedire a coloro che esercitano il potere con saggezza e alle leggi stabilite e non permettere di far rovesciare queste leggi. A questo punto, il giovane era pronto a esercitare le sue prerogative di cittadino e a partecipare alla vita della polis.
EDUCAZIONE DELLE RAGAZZE
Le ragazze, ad Atene, vivevano recluse perché erano tenute a saper filare e tessere.


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