lunedì 21 novembre 2011

STORIA: L'Antico Egitto



Fino a circa 10.000 anni fa il Sahara non era un deserto. Aveva un clima umido ed era popolato da diversi gruppi umani che vivevano di agricoltura e allevamento.
Verso il finire dell’ ultima glaciazione un innalzamento della temperatura e un progressivo inaridimento diede inizio alla graduale desertificazione di questa grande area.
Solo pochi gruppi di nomadi si adattarono a un clima e a un ambiente sempre più inospitale. La maggior parte della popolazione sahariana migrò  verso aree più favorevoli dal punto di vista ambientale: la costa mediterranea , la Valle del Nilo, l’Africa equatoriale. Da allora il Sahara rappresentò una barriera geografica, ma anche culturale tra l’ Africa mediterranea e l’Africa nera.

foto satellitare della regione egiziana. In verde  la Valle del Nilo e il suo delta
La Valle del Nilo si presenta come lunghissima oasi al centro del Sahara. A differenza della Mesopotamia, che è priva di confini naturali, l’Egitto è nettamente delimitato dal Mediterraneo a nord, dal mar Rosso a est, dal deserto libico a ovest e dalla prima cateratta (rapida) a sud, dove inizia la regione montagnosa della Nubia. La difficile accessibilità della regione fece sì che il Paese subisse solo raramente, e limitatamente alla regione del Delta, delle invasioni straniere. Grazie a questa particolare situazione l’Egitto conservò una straordinaria omogeneità culturale nel corso di tutta la sua storia plurimillenaria.



Lo storico greco Erodoto definì l’Egitto “dono del Nilo” per sottolineare come la storia e la civiltà di questo Paese fosse indissolubilmente legata al grande fiume che lo attraversa. Il Nilo rispetto ai fiumi mesopotamici ha un corso più regolare. Per 1000 km fino al delta scorre in pianura con un dislivello minimo.
Le piogge tropicali che cadono torrenziali dall’inizio dell’estate nella regione del corso superiore del fiume, provocano regolari ondate di piena. Quando le acque si ritirano, il terreno rimane coperto da un materiale ricco di sostanze nutritive, che lo rende estremamente fertile, il limo. L’agricoltura trovò così, lungo il fiume, un ambiente naturale particolarmente adatto al suo sviluppo.
Le prime tracce di agricoltura nella valle del Nilo risalgono al V millennio a.C. La svolta pare sia avvenuta nel millennio successivo: il peggioramento delle condizioni ambientali del Sahara fu all’origine di grandi migrazioni; l’aumento della popolazione  determinò la necessità di ampliare la  superficie coltivata e di realizzare, di conseguenza, opere idrauliche capaci di ampliare gli effetti delle benefiche piene del Nilo. La necessità di regolare le piene del fiume affinchè non fossero né troppo abbondanti né troppo scarse , di immagazzinare le sementi e distribuirle alla comunità; il bisogno di difendere le fertili terre nere dagli attacchi degli abitanti delle “terre rosse” richiesero alle popolazioni nilotiche di darsi organizzazioni coordinate ed efficaci, a partire dalle quali sorsero villaggi, città e, infine, Stati.
Si pensa che attorno alla metà del IV millennio a.C. in Egitto sorgessero una quarantina di piccoli regni indipendenti. Attorno la fine del millennio l’Egitto risulta invece diviso in due grandi regni: BASSO EGITTO, coincidente con la zona del Delta, e ALTO EGITTO, coincidente invece con la Valle.


LA PERIODIZZAZIONE DELLA STORIA EGIZIANA
Sappiamo che attorno al 3100 un re di nome Narmer, forse coincidente con la figura del faraone Menes,  vanta di aver unificato sotto di sé i due regni. Da questo momento si fa partire la periodizzazione della storia della civiltà egiziana.
In realtà esistono almeno due criteri attraverso i quali si scandiscono i circa 3.000 anni di sviluppo delle vicende dell’Antico Egitto. Nel III sec. a.C. il sacerdote Menatone stilò una lista dei faraoni, dividendoli in trenta dinastie a partire da Menes-Narmer fino al 343, anno della morte dell’ultimo faraone, Nectanebo II. In realtà sull’Egitto continuarono a regnare sovrani che si proclamavano faraoni, da Alessandro Magno fino agli imperatori romani. I sacerdoti egiziani si rifiutarono però di aggiungere le loro dinastie a quelle elencate da Manetone.
La periodizzazione generalmente usata oggi dagli egittologi si basa su una suddivisione in tre grandi epoche di unità, indipendenza e benessere, intervallate da periodi di crisi, frammentazione statale e decadenza:

ANTICO REGNO
3100-2200 a.C
1° PERIODO INTERMEDIO
2200-2100 a.C.
MEDIO REGNO
2100-1750 a.C.
2° PERIODO INTERMEDIO
1750-1570 a.C.
NUOVO REGNO
1570-1070 a.C.
PERIODO DELLA DECADENZA
1070-31 a.C.

Da allora fino al 31 a.C. anno della conquista romana, periodizza storia egiziana suddividendola in tre periodi  di unione, in cui tutto l’Egitto si riconosce sotto la guida del faraone e periodi intermedi (disgregazione, dominazioni straniere, guerre civili…)

La tavolozza di re Narmer
Questo oggetto, risalente circa al 3100 a.C., fu scoperto nel 1894 dall'archeologo americano Quibell e oggi è conservato al Museo del Cairo. Si tratta di una tavoletta di pietra, alta 74 cm, che serviva per preparare il trucco per gli occhi (il khol, una specie di rimmel). Gli egizi, uomini e donne, amavano truccarsi.

Lato anteriore
Sul lato anteriore della stele, in alto sono raffigurate 2 teste umane con corna di toro rappresentazione della dea Hathor; tra le due teste, all’interno di un cartiglio, è scritto il nome di Narmer in caratteri geroglifici: un pesce gatto (NAR) accostato a una mazza (MER).
Nel registro centrale è raffigurato Narmer, che indossa la corona bianca a tiara dell'Alto Egitto e porta, attaccata alla cintura una coda di toro, simbolo di virilità e di potere sugli animali, richiamo all'epoca preistorica ed all'allevamento del bestiame Il faraone afferra con la mano sinistra i capelli di un nemico in ginocchio, mentre, con l'altra mano, regge una mazza con cui sta per assestare il colpo di grazia (posa che verrà riprodotta molte volte dai faraoni che si succedettero. Ha spesso un valore simbolico, ma può anche rappresentare una vittoria militare); a sinistra in basso, dietro al re è ritratto un portatore di sandali che annuncia la figura del visir, il più alto funzionario statale dell’Antico Egitto, dopo il faraone; A destra il falco Horus (simbolo sia del re sia dell'Alto Egitto) trattiene tra gli artigli una fune cui è legata la testa di un prigioniero che ha accanto 6 papiri, simbolo del Basso Egitto; in fondo 2 nemici morti, forse rappresentano città conquistate.
Lato posteriore
Il registro superiore è identico al registro superiore dell’altra faccia della tavoletta; nel secondo registro Narmer indossa la corona rossa a modio del Basso Egitto; è seguito dal visir e preceduto da uno scriba davanti al quale ci sono i portabandiera con sulla sommità dei pali i vessilli a rappresentare le diverse regioni e pavoncelle legate per il collo ad evidenziare la sottomissione al nuovo sovrano dei popoli rappresentati da 2 file di nemici decapitati; sotto 2 leonesse con lunghi colli attorcigliati, simbolo dell'unione delle 2 Terre, tenute da 2 inservienti; nel registri più basso il faraone, raffigurato come un toro possente, irrompe su una piazzaforte calpestando il corpo di un nemico.

Le corone regali
Le corone, simbolo della regalità, erano 3:
Kedyet a tiara bianca per l'Alto Egitto.

Desheret a modio rossa per il Basso Egitto 

Pechent doppia composta dall'unione delle 2 precedenti, che simboleggiava il regno unificato.

due dee, rappresentanti Alto e Basso Egitto pongono sul capo del faraone la  pechent


ANTICO REGNO (3100-2200)
 Narmer unifica i due regni del Basso e Alto Egitto-
La capitale, inizialmente posta a Tinis nell’Alto Egitto, viene in seguito spostata a Menfi, dettala bilancia delle due terre” per la sua posizione di confine tra la zona del Delta e quella della Valle.
Fin dalle prime dinastie il faraone si configura come dio in terra, con la precisa  funzione di conservare maat, l’ordine cosmico, l’equilibrio  e la giustizia che garantiscono la prosperità dello Stato che da lui dipende.  Questo giustifica l’enorme accentramento di poteri nelle mani del re tipico della civiltà antico egiziana.
 Simbolo della straordinaria autorità del faraone sono le tombe monumentali dei re dell’Antico Regno, in particolare quelle della IV dinastia (Chefren, Cheope, Micerino).



1° PERIODO INTERMEDIO (2.200-2.100)
Durante questo periodo il potere imperiale si frantuma.  Nell’Alto Egitto sorge una potentissima nobiltà provinciale; le terre che erano state a lungo di proprietà esclusivamente regale vengono frazionate; sempre più larghi privilegi vengono concessi  ai templi e ai sacerdoti; il tesoro reale si impoverisce.
Si arriva  a un periodo turbolento, in realtà scarsamente documentato dalle fonti. Tutto il Paese piomba nel disordine. Un testo dell’epoca, Le lamentazioni di Ipu Ur dà un quadro fosco delle condizioni del paese in questo momento in cui tribù di nomadi si sono infiltrate nel Delta e, ovunque in Egitto, si hanno lotte fratricide, rivolte sociali, saccheggi, miseria:

"Davvero i capelli sono caduti a tutti. Il figlio di un uomo nobile non è più distinguibile da chi non lo è . (…)            
Ecco vedete... la terra è piena di banditi, l'uomo si reca ad arare con il suo scudo , il povero è divenuto ricco, il cuore degli schiavi esulta, la terra è piena di lordura e non si vedono più vesti bianche … i morti sono gettati nel fiume e il Nilo è la loro sepoltura..
Ecco vedete! I nobili si lamentano , i poveri sono in festa.. il paese gira come il tornio del vasaio, i cuori sono pieni di violenza.. la pestilenza infuria e non si vede altro che sangue e morti.. manca l'oro e mancano i prodotti per i funerali, coloro che avevano delle tombe giacciono ora nel deserto.               
Grandi e piccoli dicono: “Vorrei esser morto!” e i piccoli bimbi dicono: “Non mi avessero mai messo al mondo!”      Davvero il deserto è nel Paese, gli stranieri sono venuti in Egitto da fuori.      

I forti del paese ignorano tutto delle condizioni del popolo ..più nessun funzionario è al suo posto .. e si va verso la rovina".
"Guardate...molti morti sono gettati nel fiume, la corrente è una tomba.... Guardate chi era stato sepolto come falco divino
(il faraone) è ora su una barella e quello che la piramide nascondeva è ormai vuoto..."
Si mangia erba e ci si abbevera d’acqua e non si trovano né grani né erbaggi da uccelli.             
Le donne sono diventate sterili.. l'uomo guarda il figlio come un nemico.. i campi non danno più grano, il bestiame muore di malattia oppure è razziato, l'acqua del fiume è sangue...        

Un lottatore dovrebbe apparire e cacciare in mali che i ribelli hanno causato perché non c’era un pilota. Dov’è oggi? Forse che dorme? Ecco, non se ne vede l’opera.


MEDIO REGNO (2100-1750)
Dalle lotte tra piccoli regni emergono i principi di Tebe  che, sottomettendo i piccoli regni locali in cui si era frammentato l’Egitto, riescono a riaffermare l’unità nazionale. Tebe, nell’Alto Egitto, è la nuova capitale. Ha inizio uno dei periodi più floridi della storia egiziana.
L’influenza culturale e commerciale egiziane si espande in Asia e a sud, verso la Nubia. Il confine del Paese viene spostato a sud, all’altezza della 2° cateratta.

2° PERIODO INTERMEDIO (1750-1570)
Dopo lungo periodo di infiltrazione lenta e costante il Delta e anche l’antica capitale Menfi cadono nelle mani degli HYKSOS  ( così chiamati dal termine egiziano heqa – khashut à principi dei paesi  stranieri); si trattava di  miscuglio di genti asiatiche, in prevalenza semiti.
Essi sottomisero gran parte dell’Egitto, in modo probabilmente non oppressivo. Assimilatrono la cultura egiziana e fecero largo uso di funzionari egiziani per l’amministrazione dello Stato.
Certamente gli hyksos portarono in Egitto l’innovazione militare del carro da guerra trainato da cavalli, fino ad allora sconosciuto nel Paese.
Gli Hyksos vennero scacciati dal Paese per iniziativa di due sovrani tebani Kamose e, in seguito, Tutmosi

Con Tutmosi si apre il NUOVO REGNO (1570-1070)
L’Egitto è di nuovo riunito e unificato. Ha inizio anche una spinta espansionistica che porta alla conquista militare della Nubia, della Palestina e della Siria. Sotto il faraone Tutmosi III i territori sottomessi dall’Egitto giungono fino all’Eufrate. Tebe torna ad essere la capitale e il suo dio, Amon Ra è il protettore della dinastia reale e dello Stato.
L’Egitto diventa il Paese più ricco del mondo, ma l’oro che arrivava dalla Nubia e dall’Asia, andava in gran parte ad arricchire, in particolare quello di Amon-Ra a Tebe. I sacerdoti diventano estremamente potenti, tanto da entrare in conflitto con il faraone. Lo scontro diventa particolarmente aspro, nel XIV sec. a.C.,  sotto il regno di Amenhotep IV:i templi vengono chiusi e i sacerdoti, in particolare quelli di Amon, perseguitati. Anche la capitale viene spostata da Tebe  a una nuova città Akhetaton, consacrata dal faraone  al dio di una nuova religione monoteistica: Aton, il disco solare. Il faraone, che cambiò il suo nome in Akhenaton (“gradito ad Aton”) cercò di cancellare i culti di tutte le altre divinità, ma il suo tentativo, oltre ad essere osteggiato dai sacerdoti, che si vedevano privati dei propri privilegi, non fu accettato dal popolo, che rimase attaccato alle vecchie tradizioni religiose.

Akhenaton e la moglie Nefertiti in adoraziione del dio solare Aton

Alla morte di Akhenaton, nel 1336 a.C.,  gli succede, a soli 10 anni, il figlio Tutankhamon. La nobiltà e il clero riuscirono a ripristinare i vecchi culti politeisti.
Un’altra figura di grande importanza del Nuovo Regno  è il faraone Ramesse II (1298-35), protagonista dello scontro con gli Hittiti per il predominio sulla Siria, il cui episodio culminante fu la battaglia di Qadesh.

L’ultimo grande faraone del Nuovo Regno fu Ramesse III che dovette fronteggiare gli attacchi portati dai “popoli del mare” attorno al 1200. Ramesse riuscì a sconfiggere gli invasori e le sue imprese militari sono celebrate nelle scene scolpite sul suo monumento funerario. Dopo di lui però l’Egitto non riuscì più a conservare le sue conquiste in Asia.
Si entra in una fase di decadenza in cui l’unità del regno nuovamente si sfascia. Quello che va dal 1070 al 31 a.C. è noto come periodo della decadenza. Ripetutamente l’Egitto cade sotto dominazione straniera: degli assiri nel VII sec., dei persiani nel V, dei macedoni di Alessandro Magno nel IV, fino a quando, nel 31 a.C. diventa una provincia romana.


SOCIETA’ DIRITTO ECONOMIA

La parola faraone deriva dalla Bibbia ed è traduzione dell’egiziano per –aa (grande casa)  con la quale si indicava il palazzo del re e, successivamente, il suo abitante.
Il faraone è considerato  dio in terra e signore di tutto il paese. Nel mito il faraone è discendente di Horus –Horo, figlio ed erede legittimo del dio Osiri, vittorioso sull’usurpatore e fratricida Seth, dio del disordine, del deserto e delle tempeste, in età tarda considerato l’incarnazione del male. Il faraone rappresenta quindi la vittoria del bene sul male, della legittimità sull’usurpazione, dell’obbedienza sulla ribellione; è colui che applica maat, la giustizia sulla Terra, l’equilibrio della creazione.

il dio Horus


I sacerdoti: la casta sacerdotale era particolarmente ricca e influente. In una società in cui il faraone era considerato una divinità, i sacerdoti si collocano, per potere e prestigio, al secondo posto. I sacerdoti erano numerosi e organizzati gerarchicamente. Si dovevano occupare della celebrazione delle funzioni religiose e dei riti dovuti agli dei, seguendo precise regole e un preciso calendario. Solo in questo modo le divinità avrebbero garantito la loro benevolenza e la protezione de Paese.
Il sacerdote doveva seguire precise regole di comportamento (per esempio si dovevano rasare tutto il corpo, non potevano assumere determinati alimenti come le verdure verdi e i pesci d’acqua salata…); indossavano, come segno distintivo, una pelle di pantera.
Il tempio non era solo un luogo di culto, ma anche un centro amministrativo, economico e culturale. Solo ai sacerdoti era concesso di accedere alla arte più interna del tempio, il sacello, dove era conservata la statua sacra della divinità alla quale, dopo aver compiuto dei rituali di purificazione, venivano offerti dono alimentari.
Si sa che i sacerdoti rivestivano anche il ruolo di medici ed esorcisti.
Il ruolo dei sacerdoti in ambiti così importanti della vita sociale (religione, cultura, economia, medicina) rese notevole il loro potere, al punto che, in alcuni momenti, arrivò a condizionare e minacciare quello dello stesso faraone.



Il visir. Per amministrare lo Stato il faraone ricorre a un alto numero di funzionari. Il più importante è il visir (termine turco moderno con il quale si indica una sorta di primo ministro). In origine ce n’è per tutto il Paese; durante il Nuovo Regno  ce ne sarà uno per l’Alto e uno per il Basso Egitto. Il visir è una sorta di superministro  del Tesoro, degli Interni, della Guerra, dell’Agricoltura e della Giustizia.
Una fitta burocrazia assicurava le entrate fiscali al regno. Esisteva un sistema di tassazione  per terre e oro: i cittadini erano tassati secondo le rendite(i guadagni economici)  e secondo le terre che possedevano. Per svolgere questo compito esisteva un ufficio catasto.
In più i cittadini erano tenuti a compiere lavori di interesse pubblico (per esempio la realizzazione e la manutenzione di opere di canalizzazione)


Le altre classi sociali
Antico Regno: le cariche di funzionario non sono ereditarie e per accedervi non è necessario provenire da una precisa classe sociale. Non ci sono separazioni giuridiche tra ricchi e poveri. Si è uguali davanti alla legge.

Oltre a funzionari e clero, la massa della popolazione è costituita dai  contadini che lavorano per i  privati, per il  re o per i templi con contratto di lavoro registrato in un ufficio statale. Nel contratto si definivano esattamente prestazione di lavoro, gli obblighi del lavoratore e quelli del datore di lavoro.  Non attenersi alle condizioni fissate  significava essere citati nei tribunali locali.

Operai dello Stato lavoravano nelle cave e nelle miniere.

Esisteva una classe artigiana, soprattutto urbana, costituita da falegnami, vasai, fornai, muratori... e una classe di commercianti e, soprattutto nel Delta, di  marinai dediti al commercio marittimo soprattutto verso Creta, Cipro, il Libano.



Esercito                         
Nel NR l’esercito è formato da professionisti ai quali si aggiungono giovani in servizio di leva e un gran numero di mercenari stranieri. Il reparto dei carri da guerra (introdotto in Egitto dagli Hyksos) era riservato ai giovani di famiglia ricca. La marina formata da marinai del Delta.
La classe più bassa era composta da persone che appartenevano al re, ai templi e ai privati. Si tratta dei servi (non è corretto definirli schiavi, in quanto potevano possedere beni propri, avere famiglia, conservano una certa possibilità di contrattare le condizioni di lavoro, sono cittadini a tutti gli effetti). Gli uomini di questa classe erano per lo più addetti al lavoro dei campi, le donne alla cura della casa.


Fine dell’ Antico Regno: si formano le prime significative differenze tra classi sociali: le cariche di funzionario e certi gradi di nobiltà legati a cariche più alte divengono ereditari. Nasce una classe di nobili, il cui tenore di vita si fa più lussuoso, grazie all’ottenimento di ampi privilegi, come l’esenzione dalle tasse. Anche le cariche sacerdotali divengono ereditarie e i templi ottengono l’ immunità fiscale.  Si forma una potente oligarchia locale, mentre il potere centrale si indebolisce sempre di più.
Le classi subalterne ricorrono alla rivolta contro privilegi delle classi privilegiate. Si precipita nel periodo di disordini politici e sociali descritto dalle Lamentazioni di Ipu-Ur.
Dopo il 1° periodo intermedio i faraoni riescono a neutralizzare nobiltà e suoi privilegi. Si ritorna verso una condizione di maggiore uguaglianza dei diritti.
La classe più svantaggiata continua ad essere quella dei servi (tra cui numerosi prigionieri di guerra), ma si nota la tendenza che essi hanno ad integrarsi con i liberi ( si hanno casi di nozze tra servi e uomini/donne di altre classi sociali).

Nuovo Regno:  si assiste ad una più accentuata tendenza all’egualitarismo (formalmente i cittadini sono uguali davanti alla legge). Vengono eliminati i residui privilegi fiscali dei templi; i funzionari vengono scelti da ogni ceto sociale; i titoli di nobiltà concessi dal faraone non sono ereditari. La carica del visir viene sdoppiata. Ci sarà un visir dell’Alto Egitto e uno del Basso Egitto.
Con la crisi alla fine del Nuovo regno  si indebolisce nuovamente il potere centrale, si riscontra un alto livello di corruzione tra i funzionari; i templi, già ricchi, ottengono ancora l’esenzione fiscale; lo Stato, impoverito,  non è in grado di pagare il salario agli operai. Durante il regno di Ramesse III, le fonti ci tramandano il ricordo di una serie di scioperi degli operai della necropoli di Tebe.

Periodo della decadenza: le classi sociali diventano più rigide; templi  sempre più potenti e dotati di privilegi e immunità assorbono le piccole proprietà private; la condizione dei lavoratori, soprattutto agricoli, è miserabile. Un contadino è spesso esposto a diventare schiavo del creditore (che in genere è il tempio) al quale aveva chiesto prestiti, arrivando a pagare interessi altissimi (fino al 120%).

LA GIUSTIZIA

Nell’AE il sistema giudiziario dipendeva dal faraone, che era il depositario di MAAT  e giudice supremo. Non ci sono arrivate raccolte di leggi, ma certo esistevano fin dall’AR, come testimoniano le Lamentazioni di Ipu-ur:

Davvero le leggi del tribunale sono gettate fuori  si cammina sopra di loro nelle piazze / i miserabili le fanno a pezzi nelle strade. / Davvero si entra e si esce dal Grande Tribunale, / i miserabili vanno e vengono dalle Grandi Dimore.

Si hanno e  testimonianze delle leggi e delle riforme stabilite anche attraverso gli storici greci come Diodoro Siculo. Le leggi erano a disposizione del visir nel suo ufficio. Il visir, dopo il faraone, era la suprema autorità giudiziaria e il tribunale da lui presieduto era quello di grado più elevato.
Nell’AR esistevano sei tribunali chiamati Grandi Dimore. I giudici che assistevano il visir formavano il Consiglio dei Trenta. Nel NR i due visir presiedevano ciascuno una grande corte di giustizia: una a Tebe, l’altra a Eliopoli.
C’erano anche dei tribunali locali, formati da notabili cittadini e presieduti da un rappresentante del faraone. I tribunali locali potevano giudicare solo in materia penale o di contestazioni di proprietà. In tutti gli altri casi erano competenti i tribunali presieduti dal visir, sulla base di richiesta scritta di chi riteneva di aver subito un torto.
Tra le pene inflitte dai tribunali la più grave era quella di morte. Veniva comminata solo in caso di colpe gravissime (come la congiura ai danni del faraone). A personaggi di rango elevatissimo si concedeva, come “privilegio”, di darsi la morte da soli. La pena di morte anche era riservata anche ai giudici che si erano fatti corrompere nella loro funzione.
Ai funzionari disonesti era riservato il taglio del naso e delle orecchie.
La bastonatura: era la pena più frequente. Si poteva arrivare fino a 100 colpi (per  es. nel caso di militari che compiono azioni abusive nei confronti della popolazione).
Nel caso di furto al posto della pena corporale poteva essere imposta la restituzione del valore delle cose rubate per una cifra anche più che triplicata.
Esistevano anche la deportazione e il lavoro forzato.
Esisteva una giustizia oracolare: ci si rivolgeva, attraverso particolari rituali, all’immagine degli dei per scoprire il responsabili di un reato.  

Il senso di giustizia è ritenuto estremamente importante nella morale egiziana. Nel libro dei morti il defunto confessa  davanti agli dei di “non aver compiuto iniquità invece di giustizia” , “di non essersi accanito sul povero “, “di non aver falsato i pesi della bilancia”.
Giustizia era considerata come “diga per il misero che deve evitar che si anneghi”.


SOCIETA'

Il matrimonio era monogamico, anche se era concesso all’uomo vivere con una o più concubine nel caso la moglie  non avesse dato figli. Non era necessario un rito religioso o civile. Bastava consenso dei due sposi a vivere insieme – o, talvolta, l’ accordo tra futuro marito e il padre della sposa. La sposa conserva la proprietà e la disponibilità dei suoi beni. Può disporre dell’ eredità a suo piacimento, anche diseredando uno dei figli (esiste un  documento in cui una donna disereda alcuni suoi figli per averla trascurata in vecchiaia). 
Il divorzio era possibile e frequente. La causa principale era l’adulterio. Se la moglie veniva ripudiata senza colpa aveva diritto a un terzo dei beni del marito. Perdeva ogni diritto se, invece, abbandonava il tetto coniugale di sua volontà o avendo commesso adulterio.
I figli erano molto desiderati. In caso di mancanza di figli naturali era frequente l’adozione “E’ felice un uomo la cui famiglia è numerosa: è onorato in proporzione ai suoi figli”.


ECONOMIA

La base era l’agricoltura legata alla piena stagionale del Nilo. I prodotti essenziali erano grano e orzo.
Quando l’inondazione era insufficiente si poteva verificare una carestia, caso frequente soprattutto nei periodi di disordine politico, quando il sistema di canalizzazione veniva trascurato dal governo indebolito. Normalmente però lo Stato aveva riserve di cereali sufficienti per nutrire la popolazione fino al successivo raccolto. Sappiamo che durante il NR, in caso di necessità, fu importato grano dalla Siria.
Altro prodotto tipico dell’agricoltura egiziana era il lino, coltivato fin dalla preistoria. Importanti erano gli alberi da frutto, in particolare  fichi e datteri.



L’Egitto povero di legname, che importava principalmente dal Libano.        
Il più comune mezzo d trasporto era la barca per mezzo della quale si sfruttava la comoda via fluviale del Nilo. Il cavallo (conosciuto dal periodo della dominazione degli  hyksos) era limitato all’uso bellico. Come mezzo d trasporto su terra  veniva usato, semmai, l’asino.
Il nutrimento principale era il pane. La carne era bovina, ovina o suina (ma quest’ultima era tabù per i sacerdoti). Nell’AR si allevavano e mangiavano anche le iene. Molto consumati erano i volatili ei  pesci. Si mangiavano molte verdure, legumi e frutta (fichi e datteri in special modo). Si dolcificava con miele o con il succo di datteri. Era sconosciuto lo zucchero.  Il sale proveniva dal deserto libico e si usava principalmente per conservare i pesci.  Dal deserto libico giungeva anche il natron usato per la mummificazione.



La bevande più utilizzata, oltre all’acqua e ai succhi d frutta, era la birra (pane e birra sono anche  le offerte base per i defunti). Il vino era meno diffuso e più costoso (si trovavano vigneti nel Delta e nelle oasi della Nubia).


"Mangiano pane, e pecisamente, pani confezionati con segala, che chiamano 'cillesti'. Fanno uso di vino distillato dall'orzo, poichè non ci sono viti nel loro Paese. Si cibano di pesci, mangiandone alcuni crudi, dopo averli seccati al sole, altri conservati in salamoia; fra gli uccelli, essi mangiano crudi le quaglie, le anitre e altri uccelli minuti che hanno salato in precedenza. Tutti gli altri uccelli e pesci che si trovano nel loro paese, eccetto quelli che sono indicati come sacri, tutti vengono mangiati arrostiti o lessati.
Durante i banchetti dei ricchi Egiziani, quando i convitati si levano da tavola, c'è uno che porta in giro, raffigurata in legno, una mummia nella sua bara, imitata a perfezione, alta in tutto uno o due cubiti e, mostrandola a ciascuno dei convitati, dice: 'Guardando questa, bevi e sta' allegro; poichè, dopo morto, sarai così anche tu'.
Questo essi fanno durante i banchetti."

Così lo storico greco Erodoto (484 a.C. - 425 a.C.) descrisse le abitudini alimentari degli Egiziani. Erodoto è famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi. In particolare ha scritto a riguardo dell'invasione persiana in Grecia nell'opera Storie.

È ritenuto il "padre della storia", ma anche il "padre dell'etnografia" grazie alle sue descrizioni dei popoli cosiddetti barbari (PersianiEgizianiMedi e Sciti) che, seppur con molte inesattezze, mostrano un pensiero aperto ed una grande capacità d'osservazione.


RELIGIONE

documentario: http://www.youtube.com/watch?v=1Dnr-j9RK_w

Per gli egiziani la divinità era presente in tutti gli aspetti della vita: nella natura, nella società, nella storia.
Il pantheon dell’Antico Egitto è assai complesso e frutto di una lunghissima evoluzione. Alcuni dei rappresentano strettamente un elemento naturale e, spesso, ne portano il nome: RA è il sole, NUN l’acqua, NUT il cielo,  GEB la terra.

Shu, il vuoto, separa Geb, la terra, da Nut, il cielo
Altre divinità invece rappresentano  le città o le province in cui principalmente erano venerati: protettrice dell’Alto Egitto è la dea NEKHBET sotto forma di avvoltoio bianco, mentre nel Basso Egitto riveste lo stesso ruolo la dea-cobra UTO. Anche le capitali avevano divinità particolarmente venerate: a Menfi PTAH, patrono degli artigiani, sposo della dea-leonessa SEKHMET e padre del dio-fiore NEFERTUM; a Tebe emergerà invece una delle figure divine più venerate in Egitto, il dio AMON. Nel Delta orientale, aperto all’influenza asiatica si affermano divinità di origine straniera. La più importante è SETH, dio del disordine. E molte altre se ne potrebbero citare.

Seth
Ci sono divinità strettamente connesse con la morte e il mondo dell’Aldilà: ANUBI, il dio dalla testa di sciacallo a cui si attribuisce l’invenzione della pratica della mummificazione; la dea “OCCIDENTE” (la regione dove, tramontando, muore  il Sole e dove, quindi, si seppelliscono i morti); e soprattutto OSIRI, divinità che incarna molte funzioni (sovrano, salvatore, dio cosmico, etc.) ma che soprattutto è il principale patrono dei morti e della loro sopravvivenza dopo la morte.

Nella religiosità egiziana era anche molto diffuso il culto per particolari oggetti, piante e animali.
La zoolatria (culto per gli religioso per gli animali)  era assai diffusa. Ad esempio a Menfi era venerato il toro API, consacrato al dio Ptah. Attraverso precisi criteri un toro veniva scelto come sua incarnazione e tutta la vita di questi animali era scandita da particolari riti religiosi per concludersi con funerali degni di un re. Animali sacri esistevano in tutti i templi e si sono scoperti immensi cimiteri dove sono stati rinvenuti i loro corpi imbalsamati.

devoto in adorazione del toro Api

mummie di animali
La diffusione della zoolatria non va confusa con un altro elemento assai tipico della religione egiziana: il fatto che la maggior parte degli dei appaia  dotata di teste animali (HORO con la testa di falco, THOT con la testa di ibis, SEKHMET con la testa di leonessa, HATOR con quella di mucca…). In questo caso la funzione dell’elemento animale serve a descrivere le qualità della divinità attraverso il paragone con l’essere rappresentato: ANUBI è il dio dei cimiteri come lo sciacallo, HORO è il sovrano del cielo, come un falco, la sfinge che rappresenta il sovrano, “dice” che lui è come un leone, re degli animali. E così come, nella concezione religiosa egiziana, negli animali sacri trovava corpo un dio, nel corpo dei faraoni si manifestava sempre lo stesso dio della regalità, che è HORO, ed come se fosse il dio stesso a sedere sul trono. Da qui la funzione del faraone che, oltre che sovrano è il supremo sacerdote e il responsabile dell’attuazione dell’ordine cosmico: MAAT.

IL MITO DI OSIRI, ISI, SETH E HORO

Secondo uno dei più celebri miti dell’Antico Egitto, Osiri è lo sposo di Isi e viene ucciso dal fratello Seth che vuole usurparne il trono e che, dopo l’assassinio ne smembra il corpo e ne sparge i pezzi per tutto l’Egitto. La sposa Isi pezzo dopo pezzo ricompone il corpo del marito, si unisce a lui e ne ottiene un figlio, Horo, il legittimo erede al trono del padre.  Osiri infatti non è più di questo mondo e regnerà sull’Aldilà. Horo dovrà infine scacciare dal trono lo zio usurpatore Seth per vendicare (ma i testi egiziani dicono “curare”) il padre.

IL TEMPIO

Nell’edificio templare si distinguono nettamente la parte riservata al dio da una parte accessibile al pubblico. Vi si trovano anche una serie di magazzini e gli alloggi dei sacerdoti, il tutto circondato da un recinto che separa il tempio dallo spazio esterno.
Solo i sacerdoti hanno accesso al sacrario (la parte in cui è conservata l’immagine del dio), mentre per il resto della popolazione sono previsti diversi livelli di avvicinamento, a seconda che il culto sia più o meno aperto al pubblico.
Il tempio non è solo un’istituzione religiosa, ma anche economica (possiede terre e assume addetti che le lavorano o svolgono altre attività produttive).
Il tempio ha al suo servizio numerosi addetti: le abitazioni di un villaggio connesso al culto delle tombe reali e di altri templi ha restituito papiri medici, matematici e veterinari. La maggior parte dei papiri riguarda però il personale strettamente sacerdotale. Sappiamo che il personale del tempio è organizzato in una gerarchia che va dal portinaio al sommo sacerdote e che essenzialmente si divide in due “classi”: i puri (wab) che sono tutti quelli che possono enrare nel tempio e i servi del dio che sono gli specialisti addetti al culto, che possono toccare l’immagine del dio nel corso delle operazioni rutuali quotidiane (che sono le cure che si darebbero a un essere umano: lavaggio, offerta di cibo e bevande…).
L’incarico spesso si tramanda di padre in figlio, anche se l’eredità deve essere confermata dal faraone che può riservarsi di nominare i sacerdoti anche fuori da questo schema.
In realtà l’unico vero celebrante è considerato il faraone, il quale non fa altro che delegare la sua funzione a degli specialisti del rituale, dei tecnici del culto.

il tempio di Abu Simbel, sul corso del Nilo


LE PRINCIPALI DIVINITA’ EGIZIE

AMON: il suo nome significa “il nascosto”, è il re degli dei, signore del mondo terreno e di quello celeste.
ANUBI: dio dalla testa di sciacallo. Accompagna i defunti nell’Aldilà ed è legato ai rituali della mummificazione.
HATOR:  dea della gioa, dell’amore e dell’ebrezza. E’ rappresentata con orecchie e corna di vacca.
HORO: dio dalla testa di falco. Vendicatore del padre, simbolo della potenza vincitrice e perciò associato alla figura del faraone.
ISI/ISIDE: rappresenta il potere reale in quanto moglie di Osiri e madre di Horo. Molto popolare anche oltre l’Egitto (sarà molto venerata ance nell’impero romano) assume anche il ruolo di protettrice dotata di ampi poteri magici.
KHEPRI: dio dalla testa di scarabeo. Governa il rinnovamento ciclico della natura e la rinascita quotidiana del sole.
MAAT: personifica i principi di ordine, regolarità e giustizia. Sposa (a volte è rappresentata come figlia) del dio Ra
OSIRI: dio della morte e della rinascita. Giudice ultraterreno degli uomini, ne decide il destino nell’oltretomba. E’ rappresentato a forma di mummia con i simboli del potere faraonico: lo scettro e il flagello.
PTAH: dio della conoscenza e del sapere, è il protettore di artisti e artigiani. E’ rappresentato a forma di mummia, con il capo rasato e uno scettro in mano.
RA: dio del sole. Rappresentato con un disco solare sul capo o anche con la testa a forma di falco. Ha un rapporto privilegiato con il faraone che a volte porta il titolo di “figlio di Ra”.
SETH: dio del disordine, delle tempeste e del deserto. Appare sotto forma di un animale difficilmente identificabile. Assassino del fratello Osiri. In epoca tarda diviene la personificazione del male.



I CULTI FUNERARI

Gli egiziani credevano nella continuazione della vita nell’Aldilà. Era necessario, però, che il nome del defunto continuasse ad esistere (da qui l’origine delle iscrizioni nelle tombe), che il corpo rimanesse intatto (la mummificazione) e che non gli mancassero cibo e bevande (a cui si provvedeva tramite il culto funerario e le formule magiche che si aveva cura di scrivere per il defunto).

I primi testi funerari, risalenti all’AR (i cosiddetti Testi delle piramidi) raccontano che solo il faraone aveva diritto di raggiungere gli dei nel cielo. Nel 1°INTERMEDIO i Testi dei sarcofagi ci dicono che i paradisi ultraterreni sono, nelle credenze di quest’epoca, aperti anche ai nobili (come i governatori delle province). Successivamente ogni defunto in grado di farsi costruire una tomba e far conservare il suo corpo “guadagna” questo diritto all’aldilà.

Nelle tombe e nei sarcofagi, a partire dal NR si trovano dei testi, noti come LIBRO DEI MORTI. Con questo termine si intendono una serie di testi funerari, formule magiche, preghiere intese come guida per il defunto nel suo viaggio dopo la morte. La conoscenza delle formule era considerata essenziale affinchè il defunto potesse allontanare da sé le forze malvagie che ostacolavano il suo cammino. Era indispensabile anche nel momento del giudizio di fronte al tribunale del dio degli inferi, Osiri .

La pesatura del cuore

 Si tratta del rituale della PSICOSTASIA. Il defunto si presentava di fronte a Osiri, il Giudice supremo, e a 42 giudici, simbolo dei peccati. Ognuno di questi giudici veniva chiamato per nome e bisognava negare di aver commesso il peccato che esso simboleggiava: era la confessione negativa.

Non ho compiuto iniquità contro gli uomini / Non ho maltrattato il bestiame / Non ho sopportato di vedere il male / Non mi sono accanito contro il povero / Non ho danneggiato il servo presso il suo padrone / Non ho rubato le focacce dei defunti / Non ho falsato il peso della bilancia / Non ho privato il gregge della sua erba….

Questo tribunale, che il defunto raggiungeva grazie alla guida di ANUBI, giudicava i morti pesandone il cuore. Al centro della “Sala della Verità” si trovava una bilancia con due piatti sulla quale avveniva la psicostasia (pesatura dell’anima): nel primo piatto c’era una piuma, simbolo di MAAT; nel secondo c’era il cuore del defunto. Gli egizi pensavano che il cuore, sede del pensiero, della bontà e del sentimento, se privo di peccati fosse più leggero di una piuma. Pesandolo il tribunale sarebbe stato in grado di giudicare il defunto.
La pesatura era effettuata dal dio THOT, che aveva il compito d registrare l verdetto: se i due pesi si equivalevano, l defunto avrebbe avuto diritto ad accedere all’Aldilà, ma se il cuore pesava più dela piuma, questo sarebbe stato sbranato dalla Grande Divoratrice, un animale mitologico, metà coccodrillo e metà ippopotamo.: In tal caso  l’uomo avrebbe subito la seconda morte, dalla quale non avrebbe potuto fare ritorno.
Nel Libro de Morti viene anche riportata una formula magica che, incisa su uno scarabeo di pietra posto sul cuore del defunto, serviva a indurre il cuore a testimoniare a favore del defunto:

“Mio cuore di mia madre, mio cuore di mia madre, non testimoniare contro di me, non levarti come testimone contro di me, non volgerti contro di me davanti al tribunale. Non fare inclinare il piatto della bilancia.”

Se la psicostasia aveva successo,  il defunto ha accesso a un mondo tutto sommato non molto dissimile da quello che si è appena lasciato. Per questo motivo le tombe erano fornite di oggetti, mobili e tutto il necessario per la vita quotidiana. Se l’individuo, in vita disponeva di una servitù, anche nella vita ultraterrena, si pensava, ne aveva diritto: rispondono a questa esigenza le ushabti, statuine che, animandosi nella vita ultraterrena, avrebbero dispensato il defunto dalla fatica di eventuali lavori a cui avrebbe potuto essere sottoposto. Le ushabti rappresentano figure maschili con attributi di lavoro (zappa, aratro, macina, tornio…). Spesso sono accompagnate da iscrizioni, la cui declamazione serviva per dar loro vita e svolgere il lavoro al posto del defunto.

ushabti






3 commenti:

  1. Buon sera,
    vorrei pregarvi di togliere gentilmente l'immagine della cartina dell'Antico Egitto dal vostro Blog: http://immaginiblogger.bloggum.com/puesto/cartina-egitto-antico.html
    L'avete copiato dal mio sito: http://www.miezewau.it/risorse.htm nonostante che ci sia il copyright.

    Questa cartina è stata realizzata da me e mi è costato moltissimo lavoro. Si trova nel mio sito da otto anni ed era indicizzata da Google. Ora quest'immagine è sempre indicizzata da Google ma con un link che porta al vostro Blog. Perciò vi prego di provvedere alla rimozione.

    Cordialmente
    Katharina ( http://www.miezewau.it )

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  2. Per la seconda volta:
    Per favore tolga l'immagine copiata dal mio sito!!

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  3. Ormai sono cinque settimane che l'immagine della cartina dell'Antico Egitto ha cambiato link, facendo vedere soltanto un messaggio di errore.

    Oltre alla mia, dalla vostra pagina sono sparite già ben otto immagini, lasciandovi soltanto rettangoli bianchi. Evidentemente erano tutte linkate da altri siti. State facendo una pessima figura, voi... e chi continua ad indicizzare le varie immagini che mancano da settimane!

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