domenica 6 novembre 2011

MESOPOTAMIA - sintesi delle lezioni di storia


Con la domesticazione delle piante e l’invenzione dell’agricoltura si assiste, nel corso del Neolitico alla nascita delle prime comunità sedentarie. In particolare lungo alcuni grandi fiumi, come il Nilo in Egitto, l’Indo tra gli attuali India e Pakistan, il Tigri e l’Eufrate nella regione coincidente con l’attuale Iraq, le condizioni per la pratica agricola sono così favorevoli da determinare la nascita di vere e proprie civiltà urbane.
La più antica fra quelle da noi conosciute è quella sviluppatasi a partire dalla fine del IV millennio a.C. nella parte meridionale della Mesopotamia, in quello che veniva chiamato Paese di Sumer, dove sorge una costellazione di città-stato tra loro autonome anche accomunate da legami linguistici e culturali: Uruk, la più antica, Kish, Lagash, Nippur, Ur, per citarne solo alcune.



Qui vengono sviluppate tecniche agricole innovative, in particolare l’irrigazione, che permettevano di ottenere raccolti tanto produttivi da sfamare popolazioni assai numerose (le città sumere arriveranno a contare decine di migliaia di abitanti). Allo stesso tempo grazie alla ricchezza dei raccolti, un numero crescente di persone poterono permettersi di svolgere attività diverse da quelle agricole e specializzarsi, ad esempio, in attività di artigianato (fabbro, vasaio, tessitore…).
L’agricoltura irrigua permetteva sì di sfamare molte persone, ma richiedeva anche che un gran numero di uomini fosse impiegato per scavare canali, tenerli puliti, costruire dighe, bacini di raccolta delle acque, pozzi, etc.
Questi lavori andavano progettati e diretti da specialisti, così come era necessario che ci fosse qualcuno che, nella comunità, avesse il prestigio necessario per coordinare tutte queste attività.
Questa persona era chiamata tra i sumeri LUGAL (“grande uomo”). Egli sommava in sé le funzioni del re e quelle del sacerdote. Bisognava assicurare alla comunità benessere e prosperità (proteggerla dalla fame, dai nemici esterni, dal disordine interno) e per far questo, nella mentalità sumerica, non era sufficiente un buon amministratore, ma era necessario garantirsi il favore degli dei. Il re-sacerdote era quindi colui che oltre a dirigere i lavori pubblici, amministrare la giustizia, organizzare la difesa della città, i suoi rapporti con le città straniere, manteneva i “buoni rapporti” con la divinità celebrando feste, offrendo sacrifici, libagioni, preghiere.
Il tempio e il palazzo reale erano del resto gli edifici più importanti della città sumera. Il tempio dedicato a una o più divinità cittadine non era solo un luogo di culto, ma anche il magazzino presso il quale venino conservate le derrate alimentari e i prodotti della terra, poi redistribuiti alla popolazione. Era attorno al tempio che si situavano le botteghe artigiane; era il tempio che gestiva il commercio internazionale in cui le città sumere erano inserite. Infatti i primi esempi di scrittura non sono altro che elenchi dei beni immagazzinati nel tempio.

La scrittura
Attraverso un lungo processo i sumeri, sul finire del IV millennio, arrivarono ad elaborare il primo sistema di scrittura. Attraverso segni impressi nell’argilla gli scribi sumeri rappresentavano la stilizzazione di un oggetto e il numero relativo alla sua quantità. Si tratta quindi di un sistema elaborato a finalità economiche. Solo all’inizio del III millennio i segni cominciano ad esprimere concetti astratti, verbi e suoni.
Ad esempio al segno che indicava “terra” fu associato il suono sillabico KI, a quello usato per “acqua” il suono A. Diviene possibile quindi formare parole sfruttando  la combinazione dei segni esistenti. Così associando i due segni si otteneva la parola KI-A  che significava costa, riva (terra bagnata dall’acqua).
Si ha per la prima volta una scrittura che traduce completamente un linguaggio. Questa tecnica si diffuse in tutto il Vicino Oriente e i suoi segni a forma di chiodo (cuneiformi) vennero adottati  anche per scrivere la lingua degli accadi, dei babilonesi e degli assiri.


Se i primi esempi di scrittura riguardano semplicemente inventari di beni posseduti dai templi delle città sumere, successivamente la scrittura cuneiforme viene impiegata per gli usi più svariati: dalla redazione di codici di leggi (come il codice di Hammurabi) alla produzione di una ricca letteratura (nella quale spicca l’epopea di Gilgamesh, considerata il più antico poema epico della storia).

Gilgamesh


La religione
La religione aveva un ruolo fondamentale nella civiltà sumerica. Le città-stato sumeriche sono rette, come si è detto da teocrazie (al vertice della società c’è la casta sacerdotale). La religione mesopotamica comprende un pantheon amplissimo (si possono contare migliaia di dei, come conseguenza dell’incontro e della sovrapposizione di una pluralità di popoli). Spesso le divinità sono legate a una singola città e il più delle volte sono espressione delle forze naturali o legate in qualche modo alle attività della vita quotidiana.
Tra le divinità più venerate ci sono quelle che compongono la cosiddetta triade cosmica: ANU, il cielo, padre di tutti gli dei; ENLIL, signore dei fenomeni atmosferici (vento, uragano, tempeste di sabbia…), ma anche rappresentazione del Destino e della Giustizia; ENKI, dio delle acque dolci sotterranee, ma anche rappresentazione della Sapienza. Enki è inoltre il creatore degli uomini e colui che salva l’umanità dal diluvio universale.

il dio Enki

I sumeri elaborano probabilmente il più antico racconto del diluvio universale. Enki crea gli uomini affinchè essi lavorassero al posto degli dei. Irritati per le continue ribellioni degli esseri umani gli dei decidono di sterminarli. Se ne incarica Enlil inviando una pioggia tale da sommergere tutte le terre emerse. Impietosito Enki suggerisce ad un uomo di costruire una nave attraverso la quale portare in salvo la propria specie.
Questo mito spiega come, nella mentalità sumerica, scopo della vita umana fosse quello di offrire i frutti del proprio lavoro alla divinità (ovvero al tempio, dove il Dio aveva la sua casa). La ribellione a questo ordine di cose era dagli dei severamente punita. Attraverso la diffusione di questi miti la casta sacerdotale assicurava la coesione sociale della comunità, ma anche il proprio ruolo di vertice.
Tra le divinità femminili varicordata la dea Inanna, chiamata presso i babilonesi e gli assiri Ishtar. Essa era associata al pianeta Venere, alla fecondità, all'amore e, presso i bellicosi assiri era considerata protettrice dei guerrieri in battaglia.

la dea Ishtar


Nomadi e sedentari
Una caratteristica ricorrente nella storia delle antiche civiltà fu lo scontro tra popoli sedentari e popoli nomadi. I primi abitavano in villaggi e città lungo i grandi fiumi. La loro economia basata su agricoltura, allevamento, artigianato e commercio riusciva normalmente ad assicurare il necessario per vivere ai membri della comunità.
I secondi avevano un’economia più povera e più irregolare, soggetta all’alternanza tra momenti di relativa abbondanza e altri di grave carestia: non sempre la caccia, la pesca e l’allevamento nomade potevano garantire a tutti la sopravvivenza.
Avvenne così che le popolazioni nomadi furono attratte dalla ricchezza delle regioni occupate dai popoli sedentari. Talvolta si verificavano contatti pacifici: gradualmente i nomadi si insediavano nelle terre disponibili e diventavano anch’essi agricoltori. Altre volte l’arrivo dei nomadi si risolveva in aggressioni e conquiste armate. I nomadi erano infatti, generalmente, migliori combattenti e le razzie armate e i saccheggi costituivano una delle loro principali risorse di sussistenza

Gli Akkadi
La prima invasione  di cui abbiamo conoscenza, tra le molte che si verificarono in Mesopotamia, fu quella degli Akkadi, una popolazione di etnia semita (parlavano cioè una lingua imparentata con i moderni arabo ed ebraico) proveniente dalla penisola arabica.

ritratto di Sargon
Gli Akkadi si insediarono a nord della terra di Sumer dove fondarono la città di Akkad. Attorno al 2350 ne divenne il signore Sargon, personaggio attorno al quale fiorirono innumerevoli leggende. Le armate di Sargon riuscirono a sottomettere non solo le città sumere, ma anche il nord della Mesopotamia e la Siria.



Si ritiene che quello fondato da Sargon sia il più antico impero della storia. In realtà gli Akkadi lasciarono molta autonomia alle città sottomesse: potevano sostanzialmente autogovernarsi a patto che pagassero un tributo.
L’impero akkadico fu travolto dall’invasioni di nomadi provenienti dalle montagne dell’attuale Iran, i Gutei.

La monarchia neo sumerica
 Dopo che i Gutei distrussero l’impero akkadico le città-stato sumere, sul finire del terzo millennio a.C. conobbero un nuovo periodo di splendore.
Tra queste emerse in particolar modo UR che, per un breve periodo  riuscì a imporsi sulle altre e diede vita a un primo esperimento di Stato centralizzato, poi perfezionato dai babilonesi.
A uno dei sovrani di Ur, Ur-Nammu, si deve anche uno dei codici di leggi più antichi della storia, giunto fino a noi solo in alcuni frammenti. A Ur – Nammu si deve anche il progetto della ziqqurat di Ur, il grande tempio a terrazze sovrapposte destinato a diventare un modello per l’architettura religiosa di tutta la Mesopotamia.

i resti della ziqqurat di Ur

Ur era una città immensa e multietnica  e aveva una rete commerciale che si estendeva dall’Egitto all’Anatolia, dalla Siria alla valle dell’Indo.
Una simile ricchezza destava ovviamente gli appetiti di molti, dai nomadi della steppa e delle montagne, ai sovrani dei regni confinanti.
Nel 2004 a.C.  Ur dopo un assedio durato tre anni venne conquistata e saccheggiata dagli Elamiti (provenienti dall’attuale Iran). Dopo questa disfatta Sumer non si riprese più. Alla crisi politica si aggiunse infatti una crisi ambientale dovuta alla salinizzazione dei terreni dovuta all’irrigazione. I sali disciolti nell’acqua usata per irrigare si depositavano al suolo rendendolo nel corso del tempo sterile. Un’agricoltura impoverita non consentiva di sfamare una popolazione numerosa come quella delle città sumeriche che andranno via via spopolandosi. In tal modo nessuno curava più la manutenzione delle opere idriche. Ne corso di qualche secolo quella che era stata la ricca terra di Sumer tornò ad essere una palude popolata da rari villaggi di pescatori sullo sfondo delle rovine di un grande passato.


Il regno di Babilonia
Nel frattempo, sul finire del III millennio, a nord della terra di Sumer si era stabilito un altro popolo nomade, gli amorrei.
Questa popolazione si insedia inizialmente nel territorio di Babilonia che diventerà, a partire dalla prima metà del II millennio,  la capitale di un potente impero.
L’impero babilonese, esteso su larga parte del territorio mesopotamico, rafforza le caratteristiche dello Stato centralizzato.



Il più importante sovrano di questa fase della storia mesopotamica fu Hammurabi (1792-1750 a.C.), il quale mise in atto una politica espansionistica  che gli consenti di effettuare larghe donazioni di terra ai militari. Per amministrare il vasto impero babilonese era necessario dotarsi di una efficace rete di amministratori (governatori, giudici, funzionari), anch’essi generosamente ricompensati. Nasce così una nuova aristocrazia che si va ad affiancare al ceto sacerdotale, prima detentore supremo del potere e della ricchezza. Al tempo stesso si diffonde maggiormente la proprietà terriera privata, a scapito della proprietà pubblica (che coincideva con i possedimenti del tempio).



Ricordiamo Hammurabi in particolar modo per il codice di leggi da lui emanato.  Il testo, inciso in caratteri cuneiformi su una stele di basalto nero oggi conservata al Louvre di Parigi, comprende 282 sentenze che, attraverso le sue leggi, ci danno un quadro della società e della mentalità babilonesi. Si tratta, se non del più antico codice di leggi a noi giunto, certamente del più completo dell’antichità mesopotamica. In cima alla stele un bassorilievo rappresenta il Hammurabi al cospetto del dio della giustizia Shamash, nell’atto di ricevere l’anello e lo scettro, insegne del potere (a sottolineare come la giustizia sia esercitata dal sovrano per conto del Dio).
Innanzi tutto il codice afferma che l’unica entità autorizzata a giudicare e punire è lo Stato, attraverso i suoi giudici. Nella giustizia penale vige la legge del taglione:

Qualora un uomo cavi un occhio ad un altro, gli sia cavato un occhio.

Qualora un uomo rompa un osso ad un altro uomo, gli sia rotto un osso.

Il codice di Hammurabi no stabilisce comunque una legge ugualitaria. Infatti l’entità della pena dipende dalla classe sociale di appartenenza delle persone interessate (:

Qualora un uomo cavi l'occhio di un uomo liberato, o rompa l'osso di un uomo liberato, pagherà una mina d'oro

Qualora un uomo cavi l'occhio dello schiavo di un uomo, o rompa l'osso dello schiavo di un uomo, pagherà metà del valore di esso.

Le sentenze del codice riguardano ogni aspetto della società babilonese: dai rapporti economici al diritto di famiglia. In quest’ultimo ambito, accanto aspetti che a noi appaiono certamente brutali (Qualora un figlio colpisca suo padre, gli siano troncate le mani), si notano anche aspetti di tutela della donna e dei figli non comuni nell’età antica:

Qualora un uomo litighi con la moglie, e dica:"Tu non sei adatta a me", vanno presentate le ragioni della sua manchevolezza. Se ella è incolpevole, non c'è alcun torto da parte sua, ma egli la lascia e la trascura, allora nessuna colpa si lega a questa donna, ella prenderà la sua dote e tornerà alla casa di suo padre.

Qualora un uomo prenda una moglie, ed ella sia colta da malattia, se allora egli desideri  di prendere una seconda moglie non ripudierà  sua moglie che è   stata attaccata  dalla malattia, ma egli la terrà nella casa che ha costruito e la sosterrà finché vive. 

Qualora un uomo voglia mettere suo figlio fuori di casa, e dichiari davanti al giudice: "Voglio mettere mio figlio fuori di casa", allora il giudice esaminerà le sue ragioni. Qualora il figlio non sia colpevole  di alcuna grande mancanza, per la quale può essere messo fuori a buon diritto, il padre non lo metterà fuori.

La potenza babilonese verrà abbattuta dagli Hittiti che nel 1595 saccheggiano la capitale in seguito conquistata dai Cassiti.

Gli Hittiti
Si tratta di una popolazione indoeuropea, proveniente forse dai territori situati tra il Mar Nero e il Mar Caspio.
Si insediarono in Anatolia nel XVII secolo ponendo la loro capitale ad Hattusa, nel cuore della regione.
Abili guerrieri e artigiani gli Hittiti inventano la tecnologia della lavorazione del ferro, fattore che darà loro un decisivo vantaggio tecnologico rispetto alle popolazioni vicine. A loro si deve anche la domesticazione del cavallo che sarà un elemento fondamentale della loro strategia militare.

ricostruzione della capitale hittita, Hattusa

L’impero hittita andò a costituirsi attorno ad una confederazione di tribù i cui capi , riuniti in un’assemblea (panku) eleggevano il re (monarchia elettiva). In sostanza il sovrano era un capo militare. L’aristocrazia dei capi guerrieri riunita nel panku formava il nerbo dell’esercito costituito dai carri da guerra trainati da cavalli e montati da un auriga e un arciere.
La prima clamorosa comparsa sulla scena mesopotamica gli hittiti la fanno attorno al 1595, quando saccheggiano e distruggono Babilonia.
All’apogeo della loro potenza (XIII sec.)  gli hittiti si contenderanno il predominio sull’area siro-palestinese con l’altro grande regno  della regione, l’Egitto. Le due potenze guidate dal faraone Ramses II (Egitto) e dal re Muwattali (hittiti) si scontrano nella battaglia di Qadesh, in Siria. Entrambi i sovrani celebreranno la propria vittoria, ma sembra che lo scontro si sia concluso con un sostanziale pareggio e un trattato di alleanza.

Ramses II giganteggia sui nemici nel corso della battaglia di Qadesh


Pochi decenni dopo l’impero hittita crollò clamorosamente in seguito alla gravissima (e misteriosa) crisi che, attorno al 1200 colpì duramente regni e città del Mediterraneo orientale.

i grandi regni medio-orientali alla vigilia delle invasioni dei "popoli del mare" (indicate con le frecce rosse)

LA CRISI 1200 E I “POPOLI DEL MARE”
Verso il 1200 a.C. il Mediterraneo orientale fu travolto dalle scorrerie dei cosiddetti popoli del mare. Questa ondata di invasioni provocò il crollo di molte grandi potenze, dall’impero hittita ai regni micenei, e l’indebolimento di altre, come l’Egitto. I popoli del mare erano probabilmente un insieme di tribù guerriere che, per ragioni non chiarite, provenendo probabilmente dalla penisola balcanica, penetrarono nell’Egeo, in Anatolia e da lì, successivamente, in Siria, Palestina ed Egitto.

il faraone egiziano Ramses III affronta in battaglia i "popoli del mare"


Non è del tutto chiara l’origine dei popoli del mare, né come sia stato possibile un crollo così improvviso e violento di grandi potenze, a cui seguì, tra l’altro una crisi che si prolungò per secoli.
Alcuni storici pensano che l’invasione dei popoli del mare sia stata il momento più acuto di una crisi già in atto da secoli; una crisi ambientale, economica e sociale che i misteriosi invasori contribuirono solamente a far precipitare drammaticamente.

GLI ASSIRI

Chi potè approfittare della crisi del 1200 per imporre il proprio predominio su città e regni ormai indeboliti, fu un popolo fino ad allora vissuto ai margini della grande civilizzazione del Medio Oriente.
Si tratta di un popolo di origine semita, stanziatosi già nel III millennio a.C. a nord della Valle del Tigri, una regione che da loro prese il nome di Assiria.
Le fonti, sia straniere che assire, ci parlano di un feroce popolo guerriero, spietato e brutale con i nemici.
In realtà ferocia è un aspetto tipico delle guerre dell’epoca (o meglio, di ogni epoca). Tuttavia, se oggi la violenza della guerra è un aspetto che si cerca ipocritamente di nascondere all’opinione pubblica, allora l’esibizione della brutalità aveva una funzione precisa, quella di indurre gli avversari alla resa e di scoraggiare ogni rivolta. Per questo motivo alcuni storici ritengono che le descrizioni di massacri e torture contenute nelle cronache assire siano, seppur in gran parte veritieri, in una certa misura esagerate, proprio perché finalizzate ad una vera e propria propaganda del terrore.
L’arida regione inizialmente popolata dagli assiri non era particolarmente favorevole allo sviluppo dell’agricoltura, ma si trovava in una zona strategica dal punto di vista commerciale perchè collegava tra loro le ricche regioni della Mesopotamia meridionale con l’Anatolia hittita e le città della Siria e della Palestina. In effetti durante il II millennio gli assiri manifestano più la vocazione dei mercanti che quella dei guerrieri.
E’ soprattutto dopo la crisi del 1200 che questo popolo comincia una aggressiva politica espansionista che lo porterà, nel VII sec. a.C. a diventare padrone di un vastissimo impero che inglobava l’intera Mesopotamia, la regione siro-palestinese, parte dell’Iran, dell’Anatolia e persino l’Egitto.

l'impero assiro nel VII sec. a.C.


Il successo degli assiri fu favorito dalla conoscenza della tecnologia hittita : armi di ferro e uso del cavallo (che, forse per primi, gli assiri montano direttamente, invece che aggiogarlo al carro da guerra). Furono abilissimi nell’inventare macchine da guerra per l’assedio delle città e costituirono un esercito permanente di professionisti della guerra.

I sovrani assiri non furono solo feroci combattenti, ma anche appassionati amanti delle arti e della cultura. Le grandi capitali assire, come Ninive, raggiungono uno sviluppo senza precedenti; i palazzi reali che essi amavano farsi costruire erano ornati da bassorilievi in cui l’arte mesopotamica tocca forse il suo punto più alto; nel palazzo del re Assurbanipal, a Ninive, fu rinvenuta un’immensa biblioteca (vi sono state ritrovate circa 20 mila tavolette) in cui erano raccolti non solo gli annali assiri, ma anche le opere letterarie più importante del mondo mesopotamico (come l’epopea di Gilgamesh).

scene di caccia da un rilievo assiro

Tuttavia i punti di debolezza dell’impero assiro non erano pochi:
-          Rispetto alle popolazioni sottomesse gli Assiri erano una netta minoranza e per di più moltissimi uomini militavano nell’esercito. Per svolgere le attività agricole, come quelle di operaio e di artigiano, facevano largo ricorso alla deportazione di massa. Questo non solo alimentava l’odio delle popolazioni sottomesse, ma popolava l’Assiria di stranieri ben poco propensi a difenderla in caso di invasione.
-          Il mantenimento dell’esercito e l’ambizione dei sovrani assiri, sempre impegnati nell’edificazione di nuove città e sfarzosi palazzi reali avevano un costo elevato. Per pagarlo era necessario allargare le proprie conquiste e inasprire i tributi sui vinti. Anche questo era ovviamente motivo di ostilità sia da parte dei popoli sottomessi che da parte delle potenze straniere.
Fu così che nel 614 i Babilonesi si allearono con i Medi (un popolo localizzato nell’attuale Iran) e invasero l’Assiria. Le principali città dell’impero, tra cui Ninive, vennero saccheggiate e rase al suolo. Finiva così il grande impero assiro.

L’Impero neo-babilonese



Dura meno di un secolo quella che è considerata l’ultima fase della storia autonoma della Mesopotamia. Dopo la conquista condotta dal re Nabopolassar, sarà il figlio di quest’ultimo Nabucodonosor a consolidare il nuovo Stato.

ricostruzione dell'Etemenaki (il grande ziqqurat di Babilonia), chiamato dagli ebrei "torre di Babele"
Ricordiamo questo sovrano per essere stato protagonista della distruzione di Gerusalemme e della deportazione del popolo ebraico a Babilonia; ma soprattutto per gli imponenti lavori edilizi e artistici che abbellirono questa città, rendendola una vera e propria capitale internazionale. Babilonia fu circondata da mura imponenti, spesse fino a 25 metri, nelle quali si aprivano 8 porte adornate di maioliche azzurre. La più celebre, la porta di Ishtar, fu smontata dagli archeologi tedeschi e rimontata a Berlino, dove tutt’oggi si trova.
Venne costruito un enorme ziqqurat a sette piani alto 90 m (l’Etemenaki) sul quale troneggiava il tempio di Marduk, la divinità nazionale dei babilonesi. Si tratta probabilmente di quella che gli ebrei deportati chiamarono la “torre di Babele”. Babilonia era inoltre sede di una di quelle che i greci definivano le sette meraviglie del mondo: si tratta dei celebri giardini pensili che, si dice, Nabucodonosor fece costruire per la moglie meda Amatis.

ricostruzione di uno scorcio di Babilonia presso la porta di Ishtar


Nonostante lo splendore e la potenza di Babilonia, dopo la morte di Nabucodonosor, l’impero ebbe breve vita: le crisi interne e la pressione della nuova potenza persiana (che aveva già sottomesso gli alleati Medi) lo travolse. Dal 539 la Mesopotamia ha un nuovo padrone: l’imperatore persiano Ciro il Grande.


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