lunedì 31 ottobre 2011

BREVE STORIA DELLA CARTOGRAFIA - PARTE II



La cartografia romana. Tolomeo

Il personaggio più importante del periodo fu Claudio Tolomeo (II sec. d.C.), considerato il più grande 
cartografo dell’antichità, autore di una raccolta di carte di tutto il mondo allora noto, considerata il primo “atlante”.
L'approccio di Tolomeo alla geografia e alla cartografia fu squisitamente scientifico, come dimostra una delle sue maggiori opere la Geographike Syntaxis, che lui stesso definì "una guida geografica alla costruzione di mappe". Si tratta della sua opera espressamente dedicata a ciò che oggi chiamiamo "cartografia". Nei secoli successivi l'opera venne indicata semplicemente con il titolo Geographia. Di essa fa parte il primo atlante generale del mondo che sia sopravvissuto. Nella parte testuale dell'opera sono indicati gli obblighi del costruttore di mappe e la natura del suo oggetto di studio. Questo trattato rimase l'opera geografica teoretica di riferimento per tutta l'età medioevale, fino almeno al XVI secolo.

Nessun manoscritto originale dell'opera ci è pervenuto e disponiamo  oggi soltanto di alcune copie eseguite durante il secolo XI, presumibilmente da monaci dell'Impero bizantino. Queste copie appaiono costituite di otto "libri".
Tolomeo sostiene che l'essenza della scienza geografica si riassume nella "costruzione di mappe" per cui, in conclusione, per lui "geografia" è sinonimo di "cartografia". Consacra il proprio approccio scientifico a questa disciplina affermando la necessità del suo studio tramite l'utilizzo della matematica.

Per ridurre al minimo le deformazioni, inevitabili nelle proiezioni cartografiche, Tolomeo proponeva di utilizzare quella che oggi viene detta la proiezione conica. Questa consisteva (secondo la personale interpretazione di Tolomeo) nel proiettare i punti della sfera terrestre su una superficie conica il cui asse coincideva con l'asse terrestre, e che doveva essere secante alla superficie terrestre stessa, intersecandola in corrispondenza dei paralleli di Rodi e di Thule (Islanda).

proiezione conica




Non sappiamo se l’opera originale di Tolomeo sia stata corredata di carte geografiche, da lui stesso redatte o sotto la sua direzione. In essa sono contenute semplicemente delle indicazioni operative nella realizzazione di carte. In seguito, nel periodo tardo bizantino vennero prodotti dei manoscritti conosciuti come la Geographia di Tolomeo, alcuni dei quali contengono carte geografiche.



La cartografia del Medio Evo cristiano

Nell’Europa medievale la cartografia seguì il generale declino della cultura romana e riprese vigore solo dopo secoli ad opera dei monaci di qualche monastero. Le carte medievali anteriori al Trecento si trovano in gran parte inserite  nei manoscritti contenenti opere di scrittori latini o in scritti teologici: il loro scopo era quello di dare una raffigurazione delle terre e dei mari il più possibile aderente alle Sacre Scritture.

Per quanto riguardava la cartografia, la Chiesa medioevale, quale erede spirituale della romanità, non trovava nulla da condannare nelle pratiche cartografiche dei Romani e dei Greci. La Bibbia non dava regole specifiche sull’argomento. La teoria delle zone climatiche della superficie terrestre venne accettata dalla Chiesa.

La Chiesa doveva poi gradualmente assumere una sua attitudine nei confronti della cosmologia. Nel VI secolo con Costantino di Antiochia, conosciuto sotto il nome di Cosma Indicopleuste, geografo e scrittore bizantino, contemporaneo dell’imperatore Giustiniano e autore una Topografia cristiana, fornisce una spiegazione astronomica e geografica dell’universo in armonia con la teologia cristiana.



Contiene un’enorme quantità di notizie che ne fanno una preziosa fonte, ma anche concetti geografico-religiosi estremistici (il mondo-tabernacolo). Egli respingeva l’opinione che la Terra fosse sferica, ritornando al vecchio concetto del disco piatto circondato dal fiume Oceano. Ma i Padri non approvarono entusiasticamente le sue vedute.

In genere, le mappe del primo Medioevo sono piccole e schematiche. La schematizzazione si accordava con la visione cristiana  di attribuire scarsa importanza alle cose terrene e di contrastare nello stesso tempo le acquisizioni scientifiche della paganità. Con il passar del tempo, comunque, esse si arricchirono, si ingrandirono e si colorarono, raggiungendo la dimensione di tre metri e mezzo di diametro nella mappa di Ebstorf (circa 1284) che si trovava probabilmente dietro un altare.

Non rimangono tracce della cartografia secolare del medioevo carolingio. Sappiamo, ad esempio, che Carlo Magno (724 - 814) possedeva una ricca collezione di mappe, comprese due tavole d’argento, due delle quali erano piante di Roma e di Costantinopoli, e la terza una mappa del mondo (totius mundi descriptio).

In un discorso sulla cartografia del Medioevo cristiano meritano una menzione particolare le cosiddette carte T in O. Si pensava che Dio, usando l’alfabeto latino, avesse modellato la disposizione dei continenti in modo da formare la lettera “T” e la lettera “O”, ad essa circoscritta, iniziali delle parole orbis (cerchio) terrarum (delle terre).



Queste carte  sono quindi composte da un disco in cui l’Asia occupa la metà superiore e l’Europa e l’Africa i due quadranti inferiori. La fascia orizzontale separante l’Asia da Europa e Africa è formata dal fiume Tanais (l’attuale Don), dal Mar D’Azov, il Mar Nero, il Mar di Marmara, il mar Egeo e il fiume Nilo (o, talvolta, il mar Rosso). Il Mediterraneo è dato da una fascia verticale, ad angolo retto con la prima.
Da quanto detto si capisce che le carte “Tin O” sono orientate con l’est (la direzione in cui si supponeva si trovasse l’Eden), verso l’alto.



Appartengono a questo tipo le mappe di Ebstorf e quella di Hereford. Mappe di questo tipo si trovano nelle più svariate dimensioni, da 3 cm di diametro a più di 3 metri.


la mappa di Ebstorf


Di interesse particolare è una mappa del XIII secolo chiamata, dal luogo in cui fu scoperta, mappa di Ebstorf. Scoperta nel 1830 in un monastero benedettino nella località tedesca di Ebstorf, fu trasportata in un museo di Hannover, dove purtroppo fu distrutta durante la seconda guerra mondiale. Consisteva di 30 fogli di pergamena, e misurava, complessivamente, 3.58 x 3.56 metri.

Le fonti del tempo indicano che il probabile autore fu Gervasio di Tilbury, un inglese insegnante di legge all’università di Bologna, che fu, in seguito, parroco di Ebstorf. Egli è anche conosciuto come l’autore di un’opera storica-geografico-mitologica dal titolo Otia Imperialia, scritta nel 1211 e ancora disponibile. La mappa geografica che il manoscritto doveva contenere è mancante. Sembra probabile che la mappa oggi conosciuta come la mappa di Ebstorf sia proprio la mappa mancante dal manoscritto. La mappa è circolare, con Gerusalemme al centro ed è disegnata su uno sfondo del Cristo Crocifisso, con la testa in alto (est) i piedi alla base (ovest) e le braccia dirette per nord-sud. I monaci chiaramente usavano la mappa come un abbellimento dell’altare. Malgrado sia del tipo T-O, mostra alcune significative evoluzioni. L’Africa non può più essere contenuta nel quadrante a lei riservato, e si estende quindi verso est, spostando l’Asia. E’ coperta con immagini di diverse scene tratte dalla Bibbia e da racconti pagani, da figure di animali, piante e ogni genere di razze mitiche (uomini con la testa di cane, uomini con orecchie gigantesche, piedi enormi, uomini con la coda, cannibali...).

Carte nautiche
In Italia, tra XIII e XIV sec., compaiono i primi esemplari di carte nautiche di cui siamo a conoscenza. Esse riproducevano una linea di costa accompagnata da una fittissima nomenclatura di porti, approdi e punti di interesse relativi alla pratica della navigazione (scogli, piccole isole, fondali bassi, foci fluviali…).
Per favorire la navigazione con l’uso della bussola, da poco introdotta in Europa, la carte nautiche riportavano una serie di rette irradiantisi da un solo punto, che rappresentavano la “rosa dei venti”.



La cartografia del Cinquecento. Mercatore

L’epoca delle grandi scoperte geografiche gettò le basi per la formazione della cartografia moderna. Le carte diventarono documenti fondamentali per le attività di scoperta e di colonizzazione del Nuovo Mondo da parte delle grandi potenze marinare europee: Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra.

I cartografi, nella ricerca di un metodo proiettivo matematico, si orientarono (per la cartografia nautica) su quello che si otteneva ponendo la sfera rappresentativa della Terra all'interno di un cilindro, tangente alla sfera stessa lungo l'equatore, e ponendo il punto di vista della proiezione al centro della stessa sfera.
Così facendo, le visuali condotte ad un meridiano e ad un parallelo avrebbero dato luogo, sulla superficie sviluppata del cilindro, rispettivamente a una linea verticale e a una orizzontale.



Procedendo in questo modo la differenza di longitudine tra due punti qualsiasi della sfera rappresentativa viene conservata senza deformazioni sulla superficie del cilindro, ma per la latitudine le cose si complicano: gli archi dei gradi di latitudine, di lunghezza costante sulla sfera rappresentativa, sulla superficie del cilindro vengono ad essere rappresentati con lunghezze crescenti procedendo dall’equatore verso i poli. 

Questa tipologia appartiene la carta costruita dal più importante cartografo dell’epoca, il fiammingo Gerard Kramer, detto Mercatore (1512-1594).
Possiamo comprendere la proiezione di Mercatore immaginando un cilindro avvolto attorno alla sfera terrestre e tangente ad essa lungo la superficie dell'Equatore. La superficie del globo viene proiettata sulla superficie del cilindro. Si ottiene così un reticolo in cui i meridiani, invece di convergere verso i poli, rimangono costantemente tra loro paralleli ed equidistanti. Per rimediare alle crescenti distorsioni alle alte latitudini (verso i poli), i paralleli, nella realtà tra loro equidistanti, sono via via maggiormente distanziati
 Con questa proiezione le superfici delle alte latitudini vengono enormemente dilatate rispetto alla loro ampiezza reale.
Per esempio:
§  la Groenlandia è rappresenta con un'area equivalente a quella dell'intero territorio dell'Africa, quando in realtà l'area di questa è approssimativamente 14 volte quella della Groenlandia.
§  l'Alaska è rappresentata con un'area simile se non superiore a quella del Brasile, quando l'area del Brasile è in realtà più di 5 volte quella dell'Alaska.
§  la Finlandia è rappresenta avente un'estensione nord-sud più grande di quella dell'India, quando nella realtà è vero il contrario.



Nonostante queste caratteristiche, per le quali oggi è considerata poco adatta alla rappresentazione globale del pianeta, la carta di Mercatore ebbe enorme successo, in particolare  nella navigazione. Navigando con la bussola una nave che mantiene uno stesso angolo di rotta percorre una linea che taglia i meridiani con la stessa angolatura. Questa linea, chiamata lossodromica non è una linea retta e non è la via più breve per unire due punti, ma è stata per secoli considerata la più comoda.
La proiezione di Mercatore permettendo di rappresentare la linea lossodromica come una retta risultò molto pratica per le esigenze della navigazione.

esempio di linea lossodromica


Nessun commento:

Posta un commento