domenica 27 maggio 2012

Roma - il periodo repubblicano

Il 509 a.C. è, secondo la tradizione, l'anno in cui, in seguito ad una rivolta, fu cacciato Tarquinio il Superbo, l'ultimo dei re di Roma. L'anno coincide con la cacciata da Atene dell'ultimo dei tiranni, Ippia.
Anche la vicenda della cacciata di Tarquinio è narrata da Tito Livio che, mescolando storia e leggenda, mette al centro della vicenda l'eroina Lucrezia, moglie di Collantino che, insieme a Lucio Giunio Bruto sarà il primo console della Repubblica romana.

Il Bruto capitolino, probabile ritratto di Lucio Giunio Bruto
Nella Repubblica (res = cosa; publica/populica = del popolo) la figura del monarca viene sostituita da quella dei consoli, due magistrati eletti dal "popolo" in carica per un solo anno.
Il "popolo" che elegge i consoli (e altri magistrati che via via si affiancheranno a loro nella gestione dello Stato) è  rappresentato nell'assemblea dei COMIZI CENTURIATI.
Nei comizi la cittadinanza è suddivisa in 5 classi di reddito, secondo un principio timocratico (cfr la riforma di Solone ad Atene).
Ogni classe di reddito a sua volta comprende un certo numero di centurie. Cos'è una centuria?
Era un "gruppo di cittadini" che aveva diritti politici collegati ai doveri militari.
Ovvero: ogni centuria doveva fornire all'esercito romano un certo numero di soldati, i quali si armavano a proprie spese, a seconda di quello che il loro reddito gli permetteva di fare.  In cambio di questo servizio reso alla città, ogni centuria aveva diritto ad esprimere un voto all'interno dei comizi (NB: quindi non ogni persona esprimeva un voto, ma ogni centuria).

I comizi centuriati comprendevano 193 centurie divise in 5 classi di reddito. Ogni classe aveva uno specifico "compito militare":


CENTURIE
ARMAMENTO
I CLASSE
100
(18 cavalieri + 80 fanti + 2 fabri )
Fanti con armatura completa alla greca (elmo, scudo, gambali e corazza di bronzo.  Lancia e gladio (spada corta a doppio taglio) +
Cavalieri
+
Addetti alle macchine da guerra (fabri)
II CLASSE
20
Fanti con armatura più leggera (senza corazza)
III CLASSE
20
Come la 2° classe meno i gambali
IV CLASSE
20
Solo lancia e gladio, senza armatura difensiva
V CLASSE
32
(30 di frombolieri + 2 di suonatori)
Frombolieri (lanciatori di fionda), suonatori di tromba e corno, inservienti

La 193 centuria era quella dei capite censi, privi di reddito e di obblighi militari.

Ogni volta che bisognava votare un provvedimento, le centurie venivano chiamate, una alla volta, a partire da quelle della prima classe. Quando veniva raggiunto il quorum di 97 voti il provvedimento veniva approvato (o respinto) e la votazione si interrompeva. Era quindi molto raro che i membri della III, IV e V classe riuscissero a votare.
Si capisce quindi che questo sistema di voto era congegnato in modo da favorire sempre gli interessi delle classi più ricche. 

Quali decisioni prendevano i comizi centuriati?
- eleggevano i magistrati più importanti (consoli, censori...)
- approvavano o respingevano le leggi proposte da questi ultimi
- decidevano sulla proclamazione di una guerra
- fungevano da tribunale nel caso di processi che potevano concludersi con la condanna a morte dell'imputato

Sui poteri e i limiti dei consoli vedi pagina 237 del libro di testo

consoli romani

Sulle altre magistrature repubblicane:
- censura: pagina 275
- dittatura: pagina 275
- tribuni della plebe: pagina 275

Sui poteri del Senato: pagina 237

Il senato romano 

venerdì 25 maggio 2012

La fondazione di Roma - tra storia e leggenda

21 aprile 753 a.C.
Secondo la leggenda questa è la data in cui venne fondata la città di Roma.
Tra i miti che narrano le mitiche origini della città il più celebre è quello esposto da Virgilio nell'ENEIDE.
Un'altra fonte fondamentale per indagare i primi secoli di storia della città laziale è il testo di Tito Livio, AB URBE CONDITA LIBRI - Storia di Roma dalle sue origini. In realtà anche nel racconto di Livio realtà e leggenda si intrecciano strettamente.
Enea e i suoi familiari in fuga da Troia - dipinto di F. Barocci
Nel racconto di Virgilio l'eroe troiano Enea, figlio di un mortale e della dea Venere, fugge dalla sua città conquistata e incendiata dagli Achei dopo 10 anni di assedio. Con lui ci sono il padre Anchise, il figlio Ascanio (più tardi chiamato Iulo) e un gruppo di fuggitivi troiani. Una profezia vuole che Enea diventi il fondatore di una stirpe destinata a dominare il mondo. Dopo un lungo girovagare per il Mediterraneo, durante il quale farà tappa a Cartagine dove vivrà una drammatica storia d'amore con la regina Didone, Enea giungerà con i suoi compagni sulle coste del Lazio. Qui, dopo varie vicissitudini fonderà la città di Lavinio. 
il viaggio di Enea
Successivamente Ascanio/Iulo, progenitore della gens Iulia, la famiglia di Giulio Cesare e dell'imperatore Ottaviano Augusto,  fonderà la città di Alba Longa.
Virgilio, che visse durante l'impero di Augusto, scrive un'opera nella quale vuole esaltare la nobiltà delle origini di Roma, ricollegandola agli illustri eroi omerici e alla volontà degli dei di destinarle un futuro di grande potenza dominatrice. Anche la famiglia imperiale viene collegata a questo destino - Augusto infatti, nel mito virgiliano, risulta discendere da Iulo e, quindi dalla dea Venere, oltre che dai mitici fondatori. Chi più legittimato di lui a governare?

In realtà l'Eneide non ci parla della fondazione di Roma, per il semplice fatto che, se le vicende della guerra troiana si collocano nel XII sec. e, nella convinzione degli storici romani la fondazione dell'Urbe risale al 753 a.C., tra i due eventi c'è un intervallo di ben 4 secoli.

Tito Livio racconta come dopo tanti secoli dalla fondazione di Alba Longa ha origine la vicina città di Roma.
Narra Livio che allora regnava su Alba Longa il re latino Numitore. Un giorno questi viene spodestato dal fratello, Amulio il quale, temendo che Rea Silvia, figlia di Numitore, potesse un giorno avere dei figli che avrebbero potuto legittimamente reclamare il trono che lui aveva usurpato, la costringe a diventare vestale.
Le vestali erano sacerdotesse della dea Vesta, le quali avevano l'obbligo di mantenersi vergini per tutta la durata della loro carica, 30 anni.
Un giorno, però, il dio Marte si innamora di Rea Silvia e si unisce a lei. Da questa unione nasceranno due gemelli, Romolo e Remo.
Marte e Rea Silvia - dipinto di P.P. Rubens

Quello che Amulio temeva si era quindi realizzato. Quel che decide di fare dei nipoti il crudele zio lo potrai ascoltare cliccando sul link qui sotto:


Divenuti adulti Romolo e Remo scoprono le loro origini. Tornati ad Alba Longa uccidono Amulio e rimettono sul trono il nonno Numitore.
La loro ambizione è però quella di fondare una nuova città.
A pagina 240 del tuo libro Tito Livio racconta la leggenda della fondazione.


La felice posizione geografica di Roma
Molto prima della data della mitica fondazione la zona di Roma era popolata da popoli indoeuropei, come i Latini  e i Sabini insediati in villaggi sui colli che ora fanno parte della città.
La zona sulla quale sorse Roma era racchiusa tra i potenti insediamenti etruschi a nord e le ricche città della Magna Grecia a sud.
Si trovava presso un'ansa del fiume Tevere, in una zona adatta al guado grazie alla presenza dell'isola Tiberina. I numerosi colli ne facevano una zona adatta alla difesa dalle aggressioni esterne. Il mare era vicino, ma non tanto da rendere l'insediamento facile preda di aggressioni piratesche. Presso la foce del Tevere , nella zona di Ostia, vi erano delle saline. Il sale, prodotto fondamentale per la conservazione del cibo, veniva trasportato principalmente lungo la via Salaria, importantissima via commerciale, che attraversava la zona di Roma. 

IL PERIODO MONARCHICO
753-509
filmato: I 7 RE DI ROMA: http://www.ovo.com/re-roma

Prima fase:
- alternanza di re latini e sabini. Romolo stesso governa insieme al sovrano sabino Tito Tazio (vedi la leggenda del rapimento delle donne sabine  narrata da Livio - pag. 241).

Seconda fase:
- predominio etrusco. Il 5° (Tarquinio Prisco) e il 7° re (Tarquinio il Superbo) portano un nome etrusco, indice del predominio  di questo popolo sulla città laziale nel VI sec.

Durante il periodo etrusco la città si ingrandisce e si rafforza: vine bonificata l'area paludosa ai piedi dei colli, dove sorgerà la piazza del Foro; sotto il 6° re, il latino Servio Tullio, viene costruita la prima cerchia di mura difensive (le mura serviane).

Roma alla fine del periodo monarchico. In rosso il circuito delle mura serviane

tratto delle mura serviane visibile ancora oggi

Quella romana era una MONARCHIA ELETTIVA. Il re veniva eletto dall'assemblea delle famiglie più illustri. Originariamente il sovrano era affiancato nelle sue funzioni da un consiglio di anziani (i patres delle famiglie più nobili e più ricche). Da questa assemblea deriverà il futuro senato.

Il re era anche il supremo capo religioso ed era affiancato dai collegi sacerdotali:
- Collegio dei pontefici: depositario e interprete delle norme giuridiche prima che si giungesse alle prime leggi scritte.
- Collegio degli aùguri: che aveva il compito di interpretare la volontà degli dei per garantire felice esito delle imprese.
- Collegio delle vestali: avevano il compito di custodire il fuoco sacro.


rovine del tempio di Vesta, nel Foro romano






lunedì 14 maggio 2012

LE MIGRAZIONI INTERNE. L'esempio dell'Italia del dopoguerra

A partire dalla metà degli anni Cinquanta l'Italia conobbe un improvviso e vertiginoso sviluppo economico che toccò il culmine negli anni 1958-1962, periodo passato alla storia con la definizione di "miracolo economico".
Nei dieci anni tra il censimento del 1951 e quello del 1961 la produzione industriale crebbe del 120% e il reddito nazionale del 78%.


Ma nella storia d'Italia il "miracolo economico" assai più che una crescita economica e un miglioramento del livello di vita. Rappresentò anche un'occasione senza precedenti per il rimescolamento della popolazione italiana. Centinaia di migliaia di italiani partirono dai luoghi di origine, lasciarono i paesi dove le loro famiglie avevano vissuto da generazioni, abbandonarono il mondo dell'Italia contadina e iniziarono nuove vite nelle città dell'Italia industrializzata.

La stazione Centrale di Milano negli anni del boom economico
E' difficile stabilire i numeri effettivi di questa enorme ondata migratoria. I cambiamenti di residenza certificati nei comuni non sono un dato su cui si possa fare affidamento. Infatti fino al 1961 vigeva in Italia una legge approvata nel 1939 dal regime fascista per scoraggiare le migrazioni interne e l'urbanizzazione.
Questa legge assurda diceva che per poter cambiare residenza era necessario provare di avere un'occupazione nel luogo della nuova dimora; ma, allo stesso tempo,  per poter ottenere un'occupazione era necessario possedere un nuovo certificato di residenza.
Ovviamente questa norma veniva ampiamente ignorata, tuttavia era causa di angoscia per migliaia di emigrati che, messi ingiustamente in una situazione di illegalità, si trovavano in una situazione di debolezza nei confronti dei datori di lavoro e dei padroni di casa.

Anche se non ci sono statistiche affidabili prima del 1961 è comunque indubbio che nel ventennio 1951-1971 la distribuzione geografica della popolazione italiana subì uno sconvolgimento. In quegli anni oltre 10 milioni di italiani furono coinvolti in migrazioni interregionali.

L'abbandono delle campagne
L'aspetto più evidente di queste migrazioni fu l'abbandono delle campagne: nelle regioni del Nord-ovest, tra il 1951 e il 1964, gli addetti all'agricoltura passarono dal 25% al 13%; nelle regioni del Nord-est dal 48% al 26%. La meta di queste migrazioni erano per lo più le città del triangolo industriale (Milano, Torino e Genova).
Simili a quelli del Nord-est sono i dati per le regioni del Centro.
La fuga dalle campagne fu un po' meno rapida nelle regioni meridionali ma, in generale, l'emigrazione dal Mezzogiorno d'Italia, fu di gran lunga la più drammatica.

L'esodo dal Mezzogiorno d'Italia
Chi sceglieva di emigrare dal Sud proveniva soprattutto dalle zone rurali più povere, dai paesi collinari e di montagna e sceglieva essenzialmente tra due alternative: il cuore industriale dell'Europa del nord (in particolare la Germania occidentale) o le grandi città industriali dell'Italia settentrionale.
Nel 1963 Germania e Svizzera raccoglievano l'86% dell'intere emigrazione italiana in Nord Europa.

I flussi più massicci erano però quelli diretti verso le città industriali dell'Italia settentrionale:
- nel 1958 in queste città si registrarono 69.000 nuovi residenti provenienti dal Mezzogiorno
- nel 1962, dopo l'abrogazione della legge di cui si è detto sopra, questo numero salì a 204.000 e rimase a livelli poco inferiori negli anni immediatamente seguenti.


Questo flusso enorme trasformò radicalmente le città italiane:
- La popolazione di Roma, gonfiata da immigrati provenienti da Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia e Sardegna aumentò tra il 1951 e il 1967 da 1.650.000 abitanti a 2.600.000.
- Milano, i cui immigrati provenivano per il 70% dalle campagne lombarde e venete e per il 30% dal Sud crebbe in quegli anni da 1.270.000 abitanti a 1.680.000. Crebbero impetuosamente anche le piccole città dell'hinterland come Monza, Rho e Cinisello Balsamo.
- Torino (sede della maggiore industria italiana, la FIAT) passò dai 700.000 abitanti del 1951 al 1.120.000 del 1967. I comuni dell'hinterland aumentarono la popolazione di oltre l'80%. Il flusso di immigrati dal Sud era così massiccio e continuo che, alla fine degli anni '60, Torino divenne la terza più grande città "meridionale" d'Italia dopo Napoli e Palermo.



Puglia, Sicilia e Campania furono le regioni meridionali che persero il maggior numero di abitanti.
Le cause che spinsero la popolazione rurale a abbandonare la terra sono varie e complesse (citiamo solo lo sviluppo della meccanizzazione che ridusse il numero di impiegati nel lavoro agricolo), ma erano soprattutto molto forti i fattori di attrazione esercitati dalle città industriali: chi lasciava la terra per la fabbrica aveva la quasi certezza di redditi più alti. La prospettiva di un salario regolare e di un regolare orario di lavoro era estremamente allettante per dei contadini che avevano sempre lavorato come bestie al tempo del raccolto, ma che avevano poco da fare e niente soldi in tasca durante il periodo invernale.
Per i giovani provenienti da queste realtà, la maggior parte dei primi emigranti, l'attrazione della città era irresistibile. Alla sera, nelle piazze dei paesi meridionali, non parlavano d'altro. La televisione del bar locale trasmetteva immagini del Nord, di un nuovo mondo consumistico fatto di Vespe, radio portatili, campioni sportivi, nuove mode, case piene di elettrodomestici, automobili...
I giovani, generalmente scapoli erano i primi a partire. Erano i più scontenti e i più determinati.



Una volta giunti al Nord su treni come il famoso treno del sole che da Palermo raggiungeva Torino, coloro che potevano si recavano da parenti, amici o conoscenti. Chi non poteva (e nei primi anni erano parecchi) trovava un letto in qualche piccola locanda vicino alla stazione, dove si dormiva in 4 o 5 per stanza, talvolta anche in 10 o 15. Chi non poteva permettersi una locanda cercava un riparo per la notte nelle sale d'aspetto delle stazioni o negli scompartimenti vuoti dei treni.

Palazzoni e baracche di immigrati nella Roma degli anni'60

1962: baracche di immigrati italiani a Ginevra, in Svizzera
Tra questi primi immigrati meridionali vi era una netta distinzione tra la minoranza che proveniva dalle città e la maggioranza che arrivava dai paesi di campagna. I primi avevano più contatti nelle località di arrivo, trovavano lavoro subito, riuscivano a parlare abbastanza bene l'italiano, a differenza dei secondi che parlavano solamente il dialetto. In generale i "cittadini" erano meno disorientati di fronte alle novità della vita nelle metropoli del Nord.

Negli anni del "miracolo economico" nella sola Lombardia il numero degli operai nell'industria aumentò di 200.000 unità, facendo di Milano uno dei più grossi centri industriali d'Europa. Ancora più impetuosa fu la crescita del settore terziario.
Gli emigranti meridionali, di solito, non entravano subito nelle fabbriche, ma cominciavano a lavorare nell'edilizia. L'orario di lavoro era molto lungo, le sostituzioni del personale frequenti e le misure di sicurezza minime. In un solo mese, nel luglio del 1961, a Torino ci furono 8 incidenti mortali nei cantieri edili.
Molti, di sera, alla fine della giornata lavorativa, svolgevano un secondo lavoro (ad esempio, a Milano, nella costruzione della metropolitana, avviata in quegli anni).

Il caporalato
Molti emigranti provenienti dal sud trovavano il primo impiego attraverso "cooperative". Organizzatori di queste erano, in genere, capetti di origine meridionale che lucravano rifornendo le fabbriche del Nord di manodopera a basso costo. Il lavoratore versava una tassa di iscrizione alla "cooperativa" e iniziava a lavorare senza alcun contratto ufficiale, senza contributi per la pensione, senza assicurazione. L'azienda retribuiva la "cooperativa" con un certo ammontare per ogni lavoratore, ma in tasca di quest'ultimo finiva meno della metà della somma.
Si trattava di uno dei tipici modi di dividere i lavoratori, dato che gli operai settentrionali vedevano indebolita la loro posizione di fronte ai datori di lavoro da parte di immigrati che svolgevano le stesse mansioni per un terzo del loro salario.
Solo nel 1960, grazie alla forte protesta dei sindacati e degli stessi lavoratori immigrati, le "cooperative" furono messe fuori legge.

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=6j_yDhz171s

Il problema della casa
Dopo aver risparmiato un po' di denaro l'immigrato chiamava la famiglia a raggiungerlo. Spesso lasciava a casa, in campagna, i propri genitori, soprattutto se anziani, ma inviava loro denaro e andava a trovarli d'estate.
Per la famiglia arrivata al Nord iniziava subito il dramma di trovare una casa dove sistemarsi. Le città settentrionali erano assolutamente impreparate per un afflusso così massiccio e le famiglie erano costrette a vivere, negli anni del "boom", in condizioni assai precarie.

A Torino i nuovi abitanti trovarono alloggio negli scantinati e nei solai del centro, negli edifici destinati ala demolizione, in cascine abbandonate della periferia.
Ovunque si verificarono episodi di razzismo e spesso gli appartamenti non venivano affittati ai meridionali.
Nei solai del centro vivevano anche 4 o 5 persone per stanza. Le stanze, spesso, non erano che un'unica camera  divisa da tende e vecchie coperte. Lavandini e gabinetti si trovavano nei corridoi ed erano in comune anche tra una decina di famiglie, 40-50 persone.

A Milano gli immigrati risolsero diversamente il problema-casa: con la costruzione delle cosiddette "coree" - gruppi di case costruite abusivamente di notte dagli stessi immigrati su terreni agricoli comperati con i loro risparmi. Il nome coree deriva dal fatto che queste costruzioni apparvero per la prima volta durante la guerra di Corea (1950-53).

"Milano, Corea", dal nome delle abitazioni di cui  si è detto, è anche il titolo di una bel libro-inchiesta sull'immigrazione a Milano negli anni del "miracolo economico"

"L'è sta il 18 gennaio '55, e son arrivà a Milano con vento e neve, e ho comincià a cercar lavoro con vento e neve. Al terzo giorno lavoro sotto la ditta ING. R. di  Milano; tutto a posto, tutto in regola, come che marcia il mondo.
Per dormire dormivo in cantina nelle case in costruzione. L'impresa mi dava il permesso e per mangiare mi facevo da mangiare con una macchinetta a spirito, così, da solo. Due anni ho fatto quella vita lì, e così ho cumulato un po' da comprarmi quel pezzo di terra. Ci ho messo un anno. Quando che ho avuto un po' di materiale, ho cominciato dalle 9, le 10, le 11, alla sera, perchè lavoravo al ciaro di luna, con la lanterna... Così è andata avanti questa casa qua. Appena mi è riuscito di coprire il tetto, ho fatto venire la famiglia. ui nella cucina il pavimento non c'era. Le porte, avevo delle tavole inchiodate."
Testimonianza di Vito, immigrato dal Veneto a Milano nei primi anni '50 (tratto da Milano, Corea di Franco Alasia e Danilo Montaldi)


La scuola
Attraverso le scuole una generazione di bambini meridionali imparò l'italiano e divenne settentrionale.
I maestri dovettero fronteggiare enormi problemi, mentre il numero insufficiente delle classi costringeva spesso ai doppi o ai tripli turni.
I bambini degli immigrati si iscrivevano a scuola durante tutto l'anno. All'inizio capivano poco di quello che veniva detto loro, in molti parlavano solo un dialetto strettissimo.

La condizione degli immigrati migliorò lentamente nel corso degli anni. Tra la metà e a fine degli anni '60 nelle periferie del Nord vennero costruiti grandi palazzoni in numero sufficiente ad ospitare la maggioranza delle famiglie immigrate.
Questi nuovi quartieri operai, spesso decisamente brutti, mancavano dei servizi essenziali: negozi, biblioteche, uffici postali, giardini... Ma rispetto a quello che gli immigrati avevano lasciato, sembrava il paradiso: i nuovi appartamenti avevano riscaldamento, bagni, finestre e pavimenti decorosi; presto gli inquilini furono in grado d comprare frigoriferi, televisori, lavatrici. Il terribile periodo di sradicamento  e transizione sembrava finalmente dare i suoi frutti: una nuova vita era cominciata.

VIDEO -  RAI STORIA: L'emigrazione italiana negli anni '70




lunedì 23 aprile 2012

STORIA: Questionario di preparazione alla verifica

Il questionario è facoltativo, non è necessario rispondere per iscritto, ma è moooolto consigliabile leggerlo durante il ripasso per farsi un'idea di quali potrebbero essere le domande della verifica e di quali sono i "buchi" da riempire. Accanto allo studio del libro è consigliabile usare gli appunti presi in classe (si spera...)  e la sintesi fatta sul blog per alcuni argomenti. Riguardarsi anche la mappe per verificare di saper collocare nello spazio i principali avvenimenti (in verifica potrebbe esserci una carta da completare) e le principali località.
Buon lavoro!

I° PARTE - LA LEGA DI DELO E L'ATENE DI PERICLE
1) Quando venne fondata la Lega di Delo? Con quali scopi? Come si finanziava la Lega? Quale polis ne assunse il comando? Quale importante polis ne rimase esclusa?
2) Perchè si dice che la Lega di Delo divenne uno strumento dell'imperialismo ateniese?
3) Quali furono i più importanti cambiamenti della politica interna di Atene durante l'età di Pericle?
4) Cos'è il misthòs? Perchè venne istituito e quale importanza ebbe nella politica e nella società ateniese?
5) Durante quali anni Pericle dominò la politica ateniese? Con quale incarico?

II° PARTE - LA GUERRA DEL PELOPONNESO
6) Quando scoppia la guerra del Peloponneso e quando si conclude?
7) Quali sono le cause del conflitto?
8) Quale importante storico ateniese descrisse le vicende della guerra del Peloponneso in una sua celebre opera?
9) Come si svolse la prima fase della guerra? Come si concluse?
10) Qual'è l'episodio fondamentale della seconda parte della guerra? Come si svolse e quali conclusione ebbe?
11) Grazie all'alleanza con quale potenza straniera gli spartani riuscirono a sconfiggere Atene?
12) Spiega il ruolo che nella guerra del Peloponneso ebbero i seguenti personaggi: Pericle, Nicia, Alcibiade, Gilippo, Lisandro.
13) Quali furono le condizioni che Sparta impose ad Atene dopo la sua sconfitta?

III° PARTE - LA MACEDONIA DI FILIPPO II
14) Cosa accomunava e cosa distingueva i Macedoni dai Greci delle poleis dell'Ellade?
15) Chi era Filippo II?
16) Quali erano le ambizioni di Filippo nei confronti delle poleis greche?
17) Quali erano le due diverse opinioni che il mondo politico di Atene aveva nei Filippo? Chi erano i leader che le sostenevano?
18) Quale battaglia segna il trionfo di Filippo II sulle poleis? In che anno si svolge? Perchè si dice che questa battaglia segna la fine della Grecia classica?
19) Cosa stabilisce il congresso di Corinto del 337 a.C.?
20) Perchè Filippo II non riesce a portare a termine il suo progetto di invasione della Persia?

IV° PARTE - ALESSANDRO MAGNO
21) In che anno inizia la grande spedizione militare di Alessandro Magno? Quanti anni aveva allora il giovane re?
22) In quale battaglia i macedoni si scontrano per la prima volta con l'esercito guidato dall'imperatore Dario III? Qual'è l'esito di questa battaglia?
23) Dopo la conquista dell'Asia Minore e la sottomissione delle città fenice, i Macedoni si dirigono in Egitto? Cosa accade in questo Paese? Perchè Alessandro si reca nell'oasi di Siwah, nel deserto libico? Cosa accade in quel luogo?
24) In quale località avviene lo scontro finale tra Dario III e Alessandro Magno? Qual'è l'esito della battaglia?
25) Perchè Alessandro fa incendiare il palazzo reale di Persepoli?
26) Qual'è il limite più lontano raggiunto dalla spedizione di Alessandro Magno?
27) Per quale motivo nel 327, celebrando  le sue nozze con la principessa persiana Statira, Alessandro impose ad altri 10.000 greci e macedoni le nozze con altrettante donne persiane (le nozze di Susa)?
28) Quali delle decisioni di Alessandro furono maggiormente avversate dai Greci e dai Macedoni?
29) Cosa accade al grande impero macedone dopo la morte di Alessandro? Chi sono i diadochi? Quale regno governava la dinastia dei Tolomei?

martedì 17 aprile 2012

GEOGRAFIA: Le migrazioni


Per migrazione si intende lo spostamento, definitivo o temporaneo, di persone o gruppi di persone, da un territorio a un altro per ragioni varie determinate dalle necessità della vita.
Questo fenomeno è, generalmente, determinato da un incremento demografico di fronte al quale le risorse del territorio di origine non sono più sufficienti; diventa quindi necessario lo spostamento verso territori che sembrano offrire maggiori opportunità (ricorda il caso greco dei secoli VIII-VI a.C.).

Quando i movimenti avvengono dentro i confini di uno Stato si parla di migrazioni interne, quando invece comportano l'attraversamento delle frontiere nazionali si parla di migrazioni con l'estero.
Si parla di immigrazioni quando ci si riferisce a individui che arrivano dall'esterno, di emigrazioni quando si fa riferimento a chi lascia un luogo per andare altrove.

Dal punto di vista temporale si parla di migrazioni temporanee e migrazioni definitive.
Un caso particolare di migrazione temporanea è quella stagionale che interessa quei lavoratori che si recano fuori dal luogo di residenza per impiegarsi in attività che si svolgono solo in determinati periodi (per es. la raccolta agricola o le attività legate al turismo).


Le migrazioni pendolari riguardano quei lavoratori che trovano impiego in una località diversa da quella di residenza e vi si recano quotidianamente. Se questo spostamento comporta l'attraversamento di confini nazionali, parliamo di migrazioni frontaliere.


Quando si fa riferimento al numero di individui coinvolti negli spostamenti, possiamo distinguere:
- migrazioni individuali
- migrazioni familiari
- migrazioni per gruppi etnici
- esodi

In una prima fase, in genere, le migrazioni hanno carattere individuale e riguardano gli individui celibi, giovani, più intraprendenti e disposti a sopportare i disagi di una vita lontana dal paese di origine. Non sono comunque rari i casi di spostamenti di interi gruppi familiari.
I primi gruppi di migranti giunti a destinazione possono attivare una catena migratoria: ciò significa che i legami personali e familiari  possono avere un valore di richiamo per migranti con la stessa provenienza.
Si parla di esodi quando le migrazioni coinvolgono un'ampia fetta della popolazione e sono determinate da catastrofi naturali o da gravissime emergenze umanitarie (come persecuzioni politiche o religiose).


Dal punto di vista normativo si distinguono le migrazioni legali, quelle illegali e quelle clandestine.
Le prime si hanno quando gli spostamenti avvengono nel pieno rispetto delle norme previste sia dai paesi di partenza che da quelli di arrivo (possesso del regolare passaporto, del visto di ingresso, del permesso di soggiorno, permesso di lavoro, etc.).
Sono considerate illegali  quelle migrazioni in cui un soggetto entra in un paese straniero in forma legale , ma poi prosegue il suo soggiorno in maniera non conforme alle norme del luogo. E' il caso, per es., di persone che entrano in un paese con il permesso di soggiorno turistico e poi proseguono la loro permanenza anche quando il permesso è scaduto. O anche di chi entra con una motivazione ufficiale (per es. con un permesso di soggiorno di studio), ma poi svolgono attività diverse.
Sono invece clandestini coloro i quali entrano in uno Stato estero varcando la frontiera in modo informale e senza possedere i documenti necessari.

Alla svolta del ventesimo secolo, le migrazioni internazionali si sono globalizzate: il volume delle migrazioni è triplicato in trent’anni, arrivando a coinvolgere, all’inizio del ventunesimo secolo, quasi duecento milioni di persone. Quasi tutte le regioni del mondo ne sono toccate, con le partenze, con il transito o con l’arrivo di popolazioni sempre più mobili, dai profili sempre più diversificati: uomini, bambini, lavoratori qualificati, intellettuali, imprenditori, ma anche persone poco qualificate o disposte a accettare una forte dequalificazione per offrire le proprie braccia, persino i propri corpi.

Secondo le cifre diffuse dall'ONU, il numero dei migranti internazionali era di:
-75 milioni nel 1965
- 105 milioni nel 1985
- 191 milioni nel 2005


 la caduta del muro di Berlino, che ha permesso la mobilità di popolazioni rinchiuse dietro le loro frontiere da cinquanta o sessant’anni; la generalizzazione del possesso di passaporti nei paesi del Terzo mondo, che ha creato un diritto d’uscita generalizzato; l’informazione televisiva, ma anche internet, che, mostrando determinati modelli di vita e di consumo, hanno fatto emergere immaginari migratori; le crisi politiche all’origine dei movimenti di rifugiati e sfollati.
 Molti migranti sono mossi dall’assenza di speranza in un numero crescente di paesi sconvolti da crisi politiche, economiche, ambientali per cui non si riesce a intravedere alcuna soluzione. La moltiplicazione di situazioni di tensione e di conflitto armato, fino ad arrivare ai casi estremi di pulizia etnica (ex Jugoslavia, Ruanda...) hanno alimentato il fenomeno delle migrazioni forzate. Tra i migranti forzati vanno inseriti i rifugiati politici  (cioè coloro che  sono fuggiti o sono stati espulsi dal proprio paese a causa di discriminazioni  politiche, religiose o razziali e trovano ospitalità in un paese straniero). Nel 2005 erano 9 milioni.
Se si ha la sfortuna di nascere in un paese povero, non democratico, che offre poche opportunità, la gente è spinta ad andarsene non tanto dalla coniugazione di povertà e pressione demografica quanto dall’attrazione esercitata dalla società di consumo, dalla speranza di cambiare vita, di realizzare il proprio sogno.
QUALCHE CIFRA

Gli USA, con 30 milioni di residenti nati all'estero, rappresentano la principale destinazione dei flussi migratori.
SE invece si considera la percentuale degli stranieri sul totale della popolazione sono invece gli Stati di piccole dimensioni a registrare i tassi più alti: nel Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, per citare solo i casi limite, il 70% della popolazione residente è costituita da immigrati stranieri

Nella UE, secondo i dati pubblicati da Eurostat nel 2008, vivono 31 milioni di cittadini stranieri (1/3  proveniente da uno degli Stati membri, il resto composto non comunitari). Il 6,2% del totale della popolazione.
La Germania è il paese Ue con il maggior numero di cittadini stranieri: 7,3 milioni, pari al 8,8% della popolazione. Seguono Spagna (5,3 milioni), Regno Unito (4 milioni) e Francia (3,7 milioni). Al quinto posto l’Italia, con 3,4 milioni di cittadini stranieri, pari al 5,8% della popolazione totale.
In rapporto alla popolazione locale, la più alta concentrazione si registra invece in Lussemburgo, dove sono “stranieri” il 43% dei residenti. Seguono Lettonia (18%), Estonia (17%), Cipro (16%), Irlanda (13%) e Spagna (12%).

Ma se l’Italia si situa al quinto posto tra i paesi con il maggior numero di residenti stranieri, si colloca nella quarta posizione come paese di “emigrazione”.
Gli stranieri che vivono in un paese dell’Ue sono infatti soprattutto turchi (2,4 milioni), marocchini (1,7 milioni), rumeni (oltre 1,6 milioni), italiani (1,3 milioni) e polacchi (1,2). Gli italiani vivono principalmente in Germania (oltre 570.000), Svizzera (oltre 291.000), Francia (178.500) e Belgio (169.000).
Gli italiani sono la prima nazionalità straniera in Belgio (17,4% della popolazione straniera totale) e in Svizzera (18,2%).

demografia e migrazioni

La popolazione mondiale è di 7 miliardi e raggiungerà gli 8-9 miliardi entro il 2030. In Europa entrerà, per questa data, in una fase di invecchiamento o di grande invecchiamento, con generazioni future meno numerose – soprattutto in paesi come Germania, Spagna, Italia, che conoscono una diminuzione vertiginosa dei tassi di natalità. Altre regioni del mondo hanno una popolazione che, al contrario, continuerà a crescere, come l’India o il continente africano. L’India conterà 1,6 miliardi di abitanti nel 2050; la Cina conoscerà, con la politica del figlio unico nelle zone urbane, un assestamento attorno al miliardo di abitanti; l’Africa avrà superato l’India e la Cina alla fine del secolo, con più di due miliardi di abitanti. 
Numerose regioni di accoglienza (Europa, Giappone, Russia) compensano con l'immigrazione gli effetti dell’invecchiamento demografico e della mancanza di mano d’opera nei settori lavorativi che non  possono essere delocalizzati –  l’edilizia, i lavori pubblici, l’agricoltura, l’assistenza agli anziani, il turismo –, mentre le regioni di partenza hanno una popolazione giovane, sempre più urbanizzata e scolarizzata, massicciamente colpita dalla disoccupazione. 
migrazioni e RISORSE NATURALI
Le risorse naturali e la ricchezza che creano sono all’origine di numerose migrazioni. In passato, le miniere di carbone hanno provocato l’arrivo di minatori venuti, per la Francia, dal Belgio, poi dalla Polonia, dall’Italia, dall’Algeria e dal Marocco.  Oggi, diverse regioni del mondo attraggono migranti in virtù delle loro risorse petrolifere o minerarie. I paesi del Golfo Persico sono diventati, dalla metà degli anni Settanta e con l’aumento dei prezzi del petrolio, regioni di accoglienza, mancando di mano d’opera e avendo vicini ricchi di mano d’opera, ma poveri. La mano d’opera proviene soprattutto dalle regioni arabe e musulmane (Egitto, Algeria, Pakistan), ma anche dalla Malesia, dall’Eritrea, dall’Indonesia o dalle Filippine, non arabe e non musulmane. La Libia, ricca di petrolio, e l’Algeria, secondo produttore al mondo di gas naturale, attraggono, da parte loro, un’immigrazione proveniente dai paesi vicini del Maghreb e del Sahara. Le ricchezze minerarie del Sudafrica (oro, diamanti, carbone, uranio) fanno di questo paese un polo migratorio per i paesi vicini dell’Africa australe.  La Russia – primo produttore di gas naturale del mondo e dotata di un sottosuolo ricco, in Siberia, di carbone e idrocarburi –, attira, su territori pressoché vuoti e con una popolazione che invecchia, una massiccia immigrazione cinese.
 Il Brasile attira nell’agricoltura e nel lavoro forestale una mano d’opera venuta dal Paraguay. Anche l’acqua è causa di migrazioni e conflitti: la desertificazione del Sahel ha per conseguenza il fatto di attirare le popolazioni subsahariane verso l’Africa settentrionale, diventata una regione di transito per le migrazioni dirette in Europa.

DISASTRI AMBIENTALI E MIGRAZIONI

Il riscaldamento climatico e le catastrofi naturali (eruzioni vulcaniche, cicloni, inondazioni), la desertificazione, l’impoverimento dei suoli, i disgeli e l’innalzamento del livello dei mari potrebbero far raddoppiare il numero dei migranti. L’isola di Tuvalu, nel Pacifico, vede la sopravvivenza di questo piccolo Stato e della sua popolazione (9.000 abitanti) minacciata dall’innalzamento delle acque di tre metri al di sopra del livello del mare. Secondo un rapporto commissionato dal governo inglese sulle conseguenze economiche del cambiamento climatico (2006), il numero di persone indotte a spostarsi dal cambiamento climatico potrebbe elevarsi a 200 milioni entro il 2050, se non verrà fatto nulla per arginarne gli effetti. 

Nel Darfur (Sudan), la siccità ha provocato i primi massicci movimenti di popolazione. Queste catastrofi si sono affiancate a problemi di sovrapopolamento, di accesso all’acqua potabile, di povertà e di disorganizzazione politica. 
 Alcune delle regioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici, come l’Africa settentrionale e il Vicino Oriente (siccità),  produrranno migrazioni sempre più consistenti verso l’Europa. 

venerdì 30 marzo 2012

LA GUERRA DEL PELOPONNESO


"Tucidide d'Atene descrisse la guerra tra Peloponnesi e Ateniesi. Mise subito mano alla stesura dell'opera, dallo scoppio della guerra, che prevedeva che sarebbe stata grave, anzi la più degna di memoria tra le precedenti. Lo deduceva dal fatto che i due popoli vi si apprestavano al momento della loro massima potenza; osservava inoltre il resto delle genti greche schierarsi con gli uni o con gli altri. 
Fu senza dubbio questo l'evento che sconvolse più a fondo la Grecia e alcuni paesi barbari: si potrebbe dire addirittura che i suoi effetti si estesero alla maggior parte degli uomini. (...)
Delle antecedenti imprese la più importante fu la guerra persiana: eppure si risolse rapidamente con due scontri navali e di fanterie. Questa guerra s'è trascinata invece a lungo generando dolori e patimenti in Grecia, quali mai, in tale tratto di tempo, s'erano avuti. Mai tante città, travolte dal conflitto, languirono spolpate. Mai tanti profughi e tanto sangue, versato combattendo negli infiniti episodi di guerra o nelle lotte civili. (...)
La fecero scoppiare Ateniesi e Peloponnesi, violando i patti che avevano stipulato. (...) Sono convinto che la motivazione più autentica fosse la formidabile potenza conseguita da Atene e l'apprensione che ne derivava per Sparta: e la guerra fu inevitabile."

Tucidide, La guerra del Peloponneso

CRONOLOGIA

447 a.C: Sparta e Atene firmano una pace trentennale. Ma la crescente potenza economica e militare di Atene e l'aggressività della polis attica preoccupano Sparta e i suoi alleati, in particolare Corinto.
Le occasioni di scontro si moltiplicano negli anni successivi. Basterà citare l'esempio di Megara. Questa polis,  membro della Lega di Delo decide di abbandonare l'alleanza con Atene per entrare a far parte della lega guidata da Sparta. La reazione ateniese è quella di impedire alle navi dei megaresi di entrare nei porti delle poleis della Lega delio-attica, soffocando in tal modo l'economia della città.

431 a.C. Corinzi, megaresi e altri alleati fanno pressioni su Sparta affinchè essa dichiari guerra ad Atene. Gli spartani lanciano un ultimatum alla città rivale chiedendo di interrompere gli atti di aggressione nei confronti dei propri alleati. Gli ateniesi non danno risposta. Scoppia la guerra.



I° FASE
431-429: i peloponnesiaci (spartani e alleati) invadono l'Attica devastandone villaggi e campagne; gli abitanti della regione si rifugiano dietro le fortificazioni che proteggono Atene e il porto del Pireo (le Lunghe mura).
Grazie a queste fortificazioni gli ateniesi riescono a far giungere via mare i rifornimenti di cibo e a sferrare improvvisi attacchi navali contro le poleis  del Peloponneso. 
L'ammassarsi delle popolazione all'interno della città, in precarie condizioni igieniche e alimentari è la causa dell'esplosione di una gravissima epidemia (la peste di Atene) che causa un numero impressionante di morti. Tra essi Pericle.


429-421: dopo la morte di Pericle, due partiti si contendono la guida di Atene:
- il primo è guidato da Nicia, che rappresenta gli interessi dei grandi proprietari terrieri rovinati dalle continue devastazioni prodotte dall'esercito spartano. Sono favorevoli alla pace.
- il secondo è guidato da Cleone. Rappresenta gli interessi dei ricchi mercanti, interessati a mantenere e rafforzare la potenza ateniese sui mari e il suo impero. Sono favorevoli alla continuazione della guerra.

In un primo tempo prevale il partito di Cleone e la guerra prosegue per alcuni anni in cui si alternano vittorie e sconfitte su entrambi i fronti.
Nel 421 Cleone muore in battaglia. La guida della città passa al partito di Nicia. Viene conclusa una pace con Sparta (pace di Nicia).

LA TREGUA
421-415: la pace è in realtà molto precaria e continuano a svolgersi tra i due schieramenti alcuni scontri di scarsa importanza.
Nel frattempo ad Atene comincia ad emergere un nuovo leader politico: Alcibiade.
Quest'ultimo riesce a convincere l'ecclesia ad approvare una spedizione militare in Sicilia.

II° FASE: LA SPEDIZIONE IN SICILIA

video: http://www.youtube.com/watch?v=d9k7WFWYNWg&feature=related

415 a.C. : Alcibiade convinse gli ateniesi ad accettare la richiesta di aiuto della polis siciliana di Segesta, allora in guerra con Selinunte, a sua volta protetta da Siracusa, colonia di Corinto e storica alleata di Sparta.
Alcibiade era convinto che la sconfitta di Siracusa avrebbe dato ad Atene la possibilità di conquistare i ricchi mercati del Mediterraneo occidentale, le fertili pianure della Sicilia e avrebbe privato Sparta della sua principale fonte di rifornimento di grano.

Nella primavera di quell'anno parte da Atene una flotta di 134 triremi e 25.000 uomini comandati da Alcibiade e Nicia.
La notte prima della partenza della flotta accade un fatto considerato dagli ateniesi gravissimo: vengono mutilate le statue del dio Ermes (dette erme) poste agli incroci a protezione delle strade (scandalo delle erme). Di questo gesto contro gli dei venne accusato Alcibiade che fu richiamato in patria per essere processato.

Temendo una condanna a morte, Alcibiade fugge e si rifugia a Sparta, dove diventa consigliere militare degli ex-nemici. Fu proprio Alcibiade che consigliò agli spartani di inviare una flotta in soccorso a Siracusa, già sotto assedio degli ateniesi.

413 a.C.: Un contingente spartano, guidato dall'esperto generale Gilippo giunge in soccorso a Siracusa.
La flotta ateniese viene completamente distrutta. L'esercito guidato da Nicia cerca la fuga via terra, ma viene annientato. I superstiti vengono fatti schiavi e utilizzati in durissimi lavori forzati nelle latomie, le cave di pietra di Siracusa.

La spedizione in Sicilia si rivelò la più grave sconfitta mai subita fino ad allora da Atene. 
Molti membri della Lega di Delo, già insofferenti del predominio ateniese,  abbandonano l'alleanza, indebolendo ulteriormente la polis.

FASE FINALE (413-404)

Nonostante la catastrofe della spedizione in Sicilia gli ateniesi riescono a ricostruire una piccola flotta grazie alla quale riesce ad ottenere alcune vittorie tra cui quella nella battaglia navale delle isole Arginuse (406). Come era accaduto più volte durante questa guerra, gli ateniesi perdono il vantaggio militare per colpa di decisioni politiche disastrose: i comandanti della flotta vincitrice vennero condannati a morte in quanto accusati di non aver soccorso i naufraghi. Questa decisione privò Atene dei suoi più capaci condottieri.

405  Sparta riesce a costruire una flotta grazie all'aiuto finanziario dei Persiani, i quali avevano deciso di approfittare delle guerra tra le poleis greche cercando di sostenere, di volta in volta, il contendente che sembrava loro meno pericoloso. La flotta spartana, comandata da Lisandro sorprende e distrugge la flotta ateniese ad Egospotami (presso lo stretto dei Dardanelli).
La maggior parte degli alleati abbandona Atene.

404 Privata della maggior parte della sua flotta Atene viene assediata per terra e per mare e costretta alla resa. Lisandro entra da vincitore nel porto del Pireo.

LA PACE
Gli alleati di Sparta, soprattutto Corinto e Tebe, chiesero che la città nemica venisse distrutta e i suoi cittadini resi schiavi.
Sparta si oppose in nome del ruolo avuto da Atene nella difesa della Grecia durante le guerre persiane, ma soprattutto perchè non voleva che la distruzione della capitale attica rafforzasse troppo altre poleis.
Le condizioni di pace imposte ad Atene furono comunque durissime:
- vengono abbattute le Lunghe Mura
- la città deve rinunciare alla flotta (eccetto 12 triremi)
- viene abbattuto il governo democratico. Ad Atene viene imposto un governo oligarchico capeggiato da 30 ateniesi filo-spartani (i Trenta Tiranni)
- Atene deve sottomettersi ad un'alleanza forzata con Sparta.

Con la guerra del Peloponneso termina per sempre la potenza ateniese.




martedì 6 marzo 2012

STORIA: Le guerre persiane - cronologia essenziale



L'impero persiano ai tempi di Dario I
fine VII sec.a.C.: i Medi e i Babilonesi guidano una rivolta contro gli Assiri. La capitale Ninive viene assediata e distrutta (612 a.C.). L'impero assiro crolla.


546 a.C.: l'imperatore persiano Ciro, dopo aver conquistato il regno dei Medi, sconfigge il regno di Lidia, in Anatolia, e conquista le città greche della Ionia (Mileto, Focea, Efeso, Samo, Chio...costa orientale del mare Egeo) che perdono la loro autonomia.


539 a.C.: Ciro conquista senza combattere Babilonia. Si fa proclamare "re dell'universo".

529 a.C.: Ciro muore in battaglia. Gli succede il figlio Cambise, il quale continua la politica espansionista del padre conquistando l'Egitto e facendosi proclamare faraone.

521 a.C.: morto Cambise, gli succede Dario. Il nuovo "re dei re" continua la serie di conquiste dei predecessori in direzione dell'Europa: conquista la Tracia, la regione a nord-est della Grecia, minacciando direttamente gli interessi delle poleis elleniche.

Dario I
499 a.C.: Aristagora, il tiranno di Mileto, la più importante polis della Ionia guida una rivolta anti persiana a cui partecipano le altre città ioniche con l'appoggio di Atene e della piccola Eretria. La rivolta ha inizialmente successo e gli ioni riescono ad incendiare Sardi, la capitale della satrapia persiana.

494 a.C.: La reazione persiana alla rivolta culmina con la conquista e la distruzione di Mileto.

rovine di Mileto
490 a.C.: Dopo aver sedato la rivolta ionica i Persiani intendono punire Atene ed Eretria per l'aiuto apportato ai ribelli. L'esercito di Dario distrugge Eretria e sbarca in Attica, presso Maratona con l'intenzione di attaccare Atene. Gli opliti ateniesi affiancati da un piccolo contingente di Platea e guidati dallo stratego Miliziade sconfiggono il più numeroso esercito persiano.

Miliziade
486 a.C.: Muore Dario I. Gli succede il figlio Serse. Intanto l'ateniese Temistocle era riuscito a convincere i suoi concittadini ad attrezzare la polis in vista di una guerra navale facendo costruire il nuovo porto del Pireo (che ancora oggi è il principale porto di Atene) e una potente flotta di triremi.

trireme greca
481 a.C.: Consapevoli dei preparativi svolti da Serse per attaccare nuovamente la Grecia con un esercito imponente, le poleis si dividono: alcune scelgono la resa, altre decidono di resistere. Queste ultime (31 in tutto, tra cui Sparta e Atene) diedero vita a un'alleanza chiamata lega panellenica.

480 a.C.: Di fronte al rifiuto della lega panellenica di arrendersi, l'esercito e la flotta di Serse muovono verso la Grecia. Inizia la Seconda guerra persiana.


duello tra un oplita greco e un soldato persiano


- Le Termopili. I greci, guidati dal re spartano Leonida, decidono di affrontare il gigantesco esercito persiano presso lo stretto passo delle Termopili. Per tre giorni, sfruttando le caratteristiche del territorio, poche migliaia di greci riescono a tener testa agli avversari enormemente più numerosi: all'alba del 4° giorno i Persiani, guidati da un traditore, riuscirono ad accerchiare i Greci passando da uno stretto sentiero di montagna. A quel punto il piccolo esercito greco  si ritirò ad eccezione di 300 spartiati al comando di Leonida e di un piccolo nucleo di soldati di Tebe e di Tespie che combatterono tutti fino alla morte.


- L'invasione dell'Attica e la battaglia di Salamina. Superate le Termopili l'esercito di Serse dilaga nella Grecia centrale fino ad Atene. La resistenza di Leonida diede il tempo di evacuare la polis, che venne incendiata dai Persiani. Tra i Greci si accende un duro contrasto su quale debba essere la migliore strategia di difesa. Ha la meglio Temistocle che vuole costringere i Persiani alla battaglia navale nello stretto braccio di mare tra la costa dell'Attica e Salamina, l'isola di fronte a porto di Atene. Temistocle riesce a trascinare Serse in battaglia grazie a un'astuzia: invia al nemico un falso traditore il quale, comunica che i Greci stavano fuggendo via mare     e consiglia di chiudere entrambe le imboccature del canale. In realtà fra i promontori e gli scogli di quello stretto braccio di mare i Persiani non riuscirono a far valere la loro superiorità numerica e la flotta di Serse venne in gran parte affondata dalle più agili e veloci triremi greche. Quel che ne rimase fu costretto a ritornare in Asia al seguito del sovrano.

Temistocle

479 a.C.: La battaglia di Platea. Il grosso dell'esercito persiano rimase però in Grecia e, nella primavera dell'anno successivo, tornò a devastare l'Attica. Questa volta lo scontro tra i due eserciti avviene sulla terraferma nella pianura di Platea, presso Tebe. L'esercito greco comandato dal nuovo re spartano Pausania sconfigge definitivamente i Persiani. Anche il generale persiano Mardonio muore in battaglia.
Nello stesso periodo la flotta greca distrugge ciò che rimaneva di quella persiana presso Micale, in Asia Minore. Le poleis ioniche insorgono nuovamente contro i Persiani ed entrano a far parte della lega panellenica. I Persiani sono costretti ad abbandonare, oltre alla Ionia, i territori che avevano conquistato in Europa.

477 a.C.: viene fondata la Lega di Delo, presto egemonizzata da Atene.